La “pistola” scarica del Ministro Poletti

di Franco Elisei

Dopo i “bamboccioni”, gli “indesiderati”. I ministri continuano nelle gaffe. Nel 2009 è toccato a Padoa Schioppa, ora al ministro del Lavoro Giuliano Poletti che si è lasciato andare a Fano ad un commento sicuramente infelice. Forse, per catturare più consensi dai presenti, il ministro ha sbeffeggiato gli assenti. Gli espatriati. Quei giovani che hanno cercato un futuro all’estero, lasciando un’Italia sempre più di precari. Forse è stata questa la colpa.

Parole pesanti, leggerezza imbarazzante

Poletti si è subito scusato ma quella frase E’ bene che certa gente se ne sia andata, sicuramente questo Paese non ne soffrirà a non averli più tra i piedi, ha avuto l’effetto di una pietra che provoca una valanga. Parole pesantissime, pronunciate con una leggerezza imbarazzante. Probabilmente nell’intenzione di chi le ha espresse doveva fare effetto. E indubbiamente l’effetto l’ha fatto. Ha trattato da indesiderati centomila giovani, quasi alla stregua di criminali. Che è bene stiano lontani.

Sfuggiti allo sfruttamento

Sicuramente ci sono giovani di talento e capacità anche tra coloro che sono rimasti in Italia, “non sono tutti pistola” come ha poi precisato il ministro. Forse i fuggitivi hanno avuto più di altri la possibilità di andarsene. Forse chi non aveva raccomandazioni in Italia ha cercato più meritocrazia all’estero. Forse sono riusciti a sfuggire a un sistema che si sta fondando sempre più sulla precarietà. Al limite dello sfruttamento: anche a Pesaro c’è chi offre un lavoro in un’attività commerciale a 5 euro lorde all’ora. Per non parlare di altre professioni.

Nessun credito ai precari

Magari questi giovani hanno trovato all’estero, con maggiore probabilità, chi crede in loro, mentre in Italia nessuna banca, nessuna finanziaria concede prestiti a chi si presenta con un contratto precario, tantomeno se pagato a voucher. Non concedono neppure un prestito a chi cerca di acquistare un’aspirapolvere a rate se scoprono che ha un contratto solo per sei mesi. E molti proprietari di appartamenti si rifiutano addirittura di affittarli a coppie che hanno la colpa, ahi loro, di esibire un lavoro rinnovabile di anno in anno.

Milioni di incertezze

Se si aggiunge un Jobs Act discutibile, una Garanzia giovani non sempre garante e ventenni sempre più rassegnati, il quadro non lascia spazio a battute. In questo contesto, gli 80 euro al mese, disposti dal premier, appaiono una goccia, seppur accolta con favore, nel mare delle incertezze e della insicurezza. Con l’unico dato certo rappresentato dai giovani disoccupati e dai milioni di poveri effettivi e a rischio.

Tre schiaffi

Per tre motivi la frase del ministro è suonata come uno schiaffo alla realtà: perché è una sconfitta per tutti – in primo luogo per la politica – osservare centomila giovani emigrare fuori dall’Italia; perché significa che qui il mercato del lavoro non offre le stesse opportunità e perché rinfocola ulteriormente tensioni politiche e sociali. Conseguenza che sarebbe bene evitare in questo momento storico. Soprattutto da parte di un ministro.

Un sogno

E comunque, per chi vuole essere un inguaribile ottimista, può pensare che non si tratti di una fuga all’estero ma di una richiesta di professionalità rivolta ai nostri talenti. Un riconoscimento internazionale delle capacità dei nostri giovani. Che poi torneranno a cambiare l’Italia. I sogni servono per vivere o si vive di sogni?

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Franco Elisei

Franco Elisei

Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche

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Un pensiero riguardo “La “pistola” scarica del Ministro Poletti

  • 21/12/2016 in 6:13 pm
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    Caro Franco, il ministro è stato franco, non voleva la frase ad effetto, ognuno da quello che ha e questo personaggio che viene dal mondo della cooperazione, della sottoccupazione clientelare che tiene per la gola tantissima giovani che non se la sentono di andarsene o restano per altre motivazioni nel nostro paese senza speranza governato da personaggi come questo “ministro” che farebbe bene a dimettersi per rispetto di quelli che pur avendo più competenze di lui, lauree e dottorati con lode,
    assunti all’estero dopo una serie di colloqui per valutarne competenze, conoscenze ed abilità, all’estero devono rimanere perché governati da gente come poletti.

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