Un’alleanza contro la povertà

di Pierpaolo Bellucci
Vedere i principali attori del contrasto alla povertà, allo stesso tavolo, insieme all’ex ministro Livia Turco, ha rappresentato certamente una iniezione di fiducia. A fine febbraio la Turco, già ministro nel Governo Prodi 2006/2008, è venuta a Pesaro a parlare di contrasto alla povertà. Non la solita passerella, ma l’inizio di un percorso comune che vede istituzioni, associazioni, sindacati e volontariato uniti per arginare un fenomeno sempre crescente. La Turco ha snocciolato alcuni dati significativi frutto della lettura degli ultimi rapporti Istat: la disoccupazione cresce specie tra i giovani, la sfiducia è ai massimi livelli soprattutto tra chi, anagraficamente, dovrebbe guardare al futuro con grinta e fiducia. Non si intravedono all’orizzonte cieli azzurri, né la narrazione politica fa presagire grosse svolte da qui a poco. Esistono comunque temi di speranza: la Turco ha spronato ad utilizzare il fondo per la povertà che il Governo Renzi ha lasciato in eredità a Gentiloni (maggiori informazioni in queste slide).

Ma è dalle sinergie locali che può nascere una nuova primavera. L’ex ministro ha invitato ad un cambio di mentalità, a cominciare dai servizi welfare delle istituzioni locali: non è più tempo di aspettare i nuovi poveri allo sportello, è ora di andarli a cercare, invitandoli a vincere paure e diffidenze. Lo sforzo non più essere solo nell’accoglienza, ma deve diventare un impegno di ricerca.

Il problema centrale rimane il lavoro. Se non ci sono opportunità lavorative, ogni sforzo comune risulterà vano. Occorre creare lavoro. Facile a dirsi, difficile a farsi. Abbiamo già spronato la cittadinanza a dare lavoro anche per mansioni ridotte, certamente non risolutive della crisi. Non intendiamo farlo di nuovo. Ci poniamo però una domanda: dopo la relazione della Turco, la segretaria regionale del più noto sindacato non ha perso l’occasione di demonizzare i voucher. Posto e certificato che i voucher non sono la soluzione della crisi, che senso ha continuare ad attaccare l’unico strumento che rende possibile un po’ di lavoro “in chiaro”, quando l’alternativa, ad oggi, è solo la disoccupazione più totale oppure lo stesso lavoro a chiamata, ma “in nero”? Gradiremmo risposte nel merito, al netto di qualsiasi ideologia.
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Pierpaolo Bellucci

Pierpaolo Bellucci

Giornalista fin da bambino, con la vocazione per la solidarietà, la passione per le statistiche e il vizio della politica, è tra i principali teorici della "fine" dei giornali di carta. Ha fatto di Facebook una religione, oltreché il lavoro quotidiano.

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