Vaccini, problema anche sociale il dialogo non va rifiutato

 

di Franco Elisei

Prima di tutto una premessa, per evitare dietrologie: personalmente sono a favore dei vaccini, grande conquista della scienza medica e stimo professionalmente il professor Roberto Burioni, al quale mi lega non solo una lunga conoscenza ma anche una leale amicizia. Ma il suo intervento alla Festa dell’Unità di Pesaro, intervistato dalla collega Simonetta Marfoglia, responsabile della redazione pesarese del Corriere Adriatico, non può non sollevare alcune riflessioni. La posizione dello stimato virologo quando sostiene che nel suo blog ha diritto di parola solo chi ha studiato e non il cittadino comune, appare come una chiusura netta al dialogo, che divide ancor più. Chi è depositario di competenze dovrebbe metterle a disposizione di chi non possiede strumenti o conoscenze adeguate. Accettare cioè il dialogo, non solo tra accademici trincerati in una virtuale torre d’avorio.

Tre tipi di dissidenti

Chi ha di più – si dice – dovrebbe dare, chi sa di più dovrebbe dispensare conoscenze. Tra i Free/No Vax – lo sostiene lo stesso Burioni – ci sono coloro che rifiutano ogni altro punto di vista e coloro che hanno preso una posizione contraria solo per diffidenza o scarsa conoscenza. Oppure per mero pregiudizio ideologico. Sarebbe invece necessario, a mio avviso, dialogare almeno con questi soggetti, utilizzando elementi di diretta conoscenza di cui dispone lo scienziato e il sanitario, per portare tali persone ad abbandonare la pregiudiziale diffidenza e il rifiuto. Ma non si può togliere loro voce o dialogo solo perché non competenti in materia. Sono proprio questi che vanno avvicinati, accettando un confronto. Fa strano che non si accetti il normale cittadino non competente e poi ci si sottoponga a interviste, visto che al giornalista non è pretesa competenza specifica, ma approccio critico. E si auspica faccia da tramite agli interrogativi e ai dubbi del pubblico. Guai se fosse solo un megafono di tesi precostituite.

La scienza e la democrazia

Si può condividere l’assunto che “la scienza non è democratica”, perché si basa esclusivamente sui fatti, ma ha un fondamento democratico la eventuale decisione di applicarla o meno, quando applicarla e come applicarla, anche per le rilevantissime ricadute sociali. E quello dei vaccini è diventato ormai non solo un tema medico-scientifico ma una questione sociale e politica.

Sul business altri raffronti

Un’ultima considerazione. Di metodo, non di merito. Per smontare la tesi sul sospetto che dietro l’obbligo delle nuove vaccinazioni si nasconda un business delle case farmaceutiche, il professor Burioni ha riportato delle cifre: ha riferito che il fatturato dei vaccini nel suo complesso – al momento – ammonta a 318 milioni di euro, quello dei farmaci contro Hiv a 800 milioni e addirittura quello contro l’ulcera a un miliardo l’anno. Esempi eclatanti ma che non appaiono del tutto omogenei. Sarebbe stato utile sapere qual è l’attuale spesa farmaceutica per quelle patologie che saranno coperte dai nuovi vaccini. Solo così si capirebbe il conseguente calo di fatturato delle multinazionali dopo l’immunizzazione. E si smonterebbe definitivamente la teoria del sospetto. Abbastanza lapalissiano condividere, comunque, come ha spiegato Burioni, il fatto che a fronte di un euro di spesa per i vaccini se ne risparmierebbero almeno venti per le cure.

Dieci vaccini, quantità e qualità

Al di là di tutto, resta il fatto dell’efficacia dei vaccini. E qui i dati sono inconfutabili. Esistono sicuramente anche casi di reazioni negative, ma il problema va affrontato in termini epidemiologici e non in termini individuali. Risposte soggettive diverse vanno esaminate prendendo in considerazione anche la coesistenza di numerosi altri elementi. Sarebbe stato comunque utile conoscere la versione del virologo rispetto ai rilievi mossi da un altro docente universitario, ma non medico, professore di Sociologia delle organizzazioni sanitarie e filosofia della medicina di Tor Vergata, su quali conoscenze il sistema sanitario possiede sulla somministrazione in tempi ristretti di tutti e dieci i vaccini nelle sue varie modalità, mettendo in rapporto la quantità con la qualità della risposta. Sarebbe stato un altro importante tentativo per fugare i dubbi sociali e favorire la partecipazione sociale. Anche perché la medicina è in continua e rapida evoluzione. Quindici- venti anni fa anche il liquido di contrasto era considerato innocuo per tutti, ora si eseguono esami per verificare se è compatibile con il paziente. Burioni lo ha ammesso: “Una volta i vaccini potevano far danni, adesso sono assolutamente sicuri”. Finora l’efficacia riscontrata con i vaccini pre-obbligo, lo attesta.

Lo scontro tra legge e diritto allo studio

Altro punto di riflessione sulla legge, sulla quale anche il professor Burioni è perplesso. L’autocertificazione è obbligatoria da 0 a 16 anni e chi non la presenta si vede respingere l’iscrizione del bambino al nido o alla scuola materna, mentre per chi non presenta l’autocertificazione alla scuola dell’obbligo può comunque iscrivere il figlio pagando una sanzione. E’ ovvio che rischiavano di venire in conflitto due obblighi, anzi, quello della scuola è un diritto sancito dalla Costituzione. Non si poteva escludere uno studente da un diritto/dovere costituzionale solo perché non vaccinato. La violazione di legge viene così sanzionata economicamente. E’ anche evidente che tale contrasto si esaurirà nel momento in cui si presenteranno alla porta, via via, i bimbi vaccinati obbligatoriamente dalle materne. Sicuramente i legislatori avranno verificato l’applicabilità delle legge (relativamente agli asili nido e materne) tenendo in considerazione due sentenze della Corte Costituzionale del 2002 e 2003, secondo le quali si evince che “il diritto di accedere e usufruire delle prestazioni che l’organismo scolastico è chiamato a fornire, parte dagli asili nido…”.

Burioni candidato Pd, buone carte in mano

Ultimo interrogativo. Burioni sarà un candidato Pd alle prossime elezioni politiche del 2018? I presupposti ci sono tutti. Il professore è diventato il più importante paladino e messaggero dell’utilità della vaccinazione per legge voluta dal governo. E’ competente, docente e ricercatore e potrebbe non togliere alcuna poltrona a disposizione dei pesaresi, perché è conosciuto ormai in tutta Italia, in particolar modo a Milano dove esercita la sua importante professione. Può aspirare a una candidatura ovunque.

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Franco Elisei

Franco Elisei

Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche

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