Caporalato: scoperto dai Carabinieri il primo caso di sfruttamento, arrestato imprenditore

PESARO – A conclusione di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura di Pesaro, lo scorso 15 novembre, i militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino e del  Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Pesaro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP nei confronti di imprenditore pesarese quarantenne, attivo nel settore della manutenzione, messa in opera e fabbricazione di infissi, responsabile del delitto di intermediazione e sfruttamento di manodopera, introdotto dalla recente legislazione sul lavoro con la modifica dell’art. 603-bis del codice penale. L’attività d’indagine svolta tra  Luglio 2015 e Settembre 2017, ha ricostruito un  preciso quadro probatorio  che dimostra la condotta di reiterato sfruttamento dei lavoratori con atteggiamenti ripetuti nel tempo di minacce continue, dimissioni forzate, turni di lavoro massacranti, straordinari non pagati e non riconosciuti, insulti e sopraffazioni continue.

Un sistema di sfruttamento

È  un vero e proprio sistema di sfruttamento quello scoperto dai Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro e del Nucleo Operativo della Compagnia di Pesaro, che hanno evidenziato nel corso di indagini durate diversi mesi le drammatiche condizioni di lavoro degli opera.

Le incessanti indagini e la sequenza degli accessi ispettivi hanno permesso di accertare che il predetto datore di lavoro non ha mai interrotto in alcun modo la sua condotta vessatoria nei confronti dei lavoratori, caratterizzata dallo sfruttamento degli stessi mediante l’approfittarsi dello stato di bisogno o di necessità, sottoponendoli a violenze verbali e intimidazioni.

Emerge chiaramente dagli elementi raccolti l’esecuzione da parte di tutti lavoratori di turni di lavoro massacranti (anche oltre le 10/12 ore), in cambio di una retribuzione del tutto sproporzionata e palesemente difforme rispetto alle ore di lavoro effettivamente prestate e/o previste dai CCNL di riferimento, in violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, della sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, con l’utilizzo di  metodi di sorveglianza degradanti. L’attività dimostrava altresì il chiaro intento del datore di lavoro di sfruttare i lavoratori dipendenti, obbligandoli ad accettare un misero compenso dietro la minaccia di ritorsioni ed assumendo un atteggiamento vessatorio e dittatoriale che costringeva i lavoratori recalcitranti a dimettersi, con il chiaro fine di procurarsi il profitto con altrui danno corrispondente al beneficio di non incorrere nelle sanzioni previste dalla normativa vigente in materia di licenziamenti.

Vessazioni che hanno prodotto mezzo milione di euro di vantaggi

Oltre una ventina le posizioni lavorative controllate, di cui alcuni italiani altri stranieri richiedenti asilo, di cui 11 “in nero”, e ben 13 irregolari dal punto di vista contrattuale e contributivo, con un profitto indebitamente conseguito dall’indagato pari a circa  350.000 euro, consistenti nel risparmio delle retribuzioni effettivamente dovute ai dipendenti, da sommarsi  all’evasione contributiva di rilevante importanza, intorno ai 150.000 euro.

Nell’immagine in alto, da sinistra verso destra, Maresciallo Maggiore Fabrizio Notarnicola (Comandante del Nucleo CC Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino), Maggiore Gianfranco Albanese (Comandante del Gruppo Tutela del Lavoro di Venezia),  Maggiore Patrizia Gentili (Comandante della Compagnia CC di Pesaro), e  Tenente Massimiliano Iori (Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pesaro),

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ok
Questo sito utilizza cookies di profilazione e di terze parti che consentono di migliorare i nostri servizi per l'utenza. Continuando a navigare, accetti l'utilizzo dei cookies da parte di questo sito