Abbattere i cinghiali non è la soluzione

di Roberto Biagiotti*

Quando delle persone assumono il ruolo di Amministratori di un territorio o di un Ente sia che siano eletti direttamente dal popolo  oppure nominati attraverso i vari regolamenti interni degli Enti preposti alla nomina, dovrebbero cercare di porre in essere più soluzioni possibili per risolvere un determinato problema di competenza dell’Ente dagli Stessi gestito, senza preoccuparsi di “bussare alla porta” di chi li ha nominati. Infatti gli articoli dell’Ente Parco San Bartolo, sostenuti anche da un illustre esperto zoologo, ci lasciano come Movimento Animalista, profondamente amareggiati. Vorremmo far rilevare che un parco non serve solo all’uomo ma prima di tutto è utile ed importante per la creazione di un habitat più naturale possibile per la flora e per la fauna. Inoltre attraverso un fisiologico ecosistema si ottengono ampissimi benefici per la vita dell’uomo aspetto che, può sembrare strano e che l’essere umano molto spesso dimentica. Il cinghiale che fa parte di tale ambiente come il capriolo, lo scoiattolo e tante altre specie animali che popolano il San Bartolo, in uno spazio cosi vasto che va da Pesaro a Gabicce, passando per Gradara non ci pare affatto che si debba abbattere vista l’esiguità del numero indicato per eccesso in 40 esemplari. In considerazione del fatto che in un anno ne è stato abbattuto uno il quale poteva e doveva comunque essere salvato sarebbe più opportuno studiare soluzioni di divisione in piccoli gruppi in relazione alla conformazione della specificità dei capi. Se il problema, così come manifestato, è l’avvicinarsi di tali animali alla strada e ai ristoranti in quanto possono creare “pericolo” questione non sottovalutata dal Movimento Animalista sarebbe opportuno bussare alle porte del Comune della Regione per richiedere la costruzione di quattro o cinque ampi recinti dove ripartire e dividere i capi affinché possano vivere sereni senza oltrepassare tali confini. Chiaramente è più facile armare un fucile che nulla costa, che chiedere più risorse per creare aree attrezzate per tali animali, diversamente cosi facendo si ritiene di aver risolto un problema, quando cosi non è perché i pericoli e le paure segnalate non spariscono con la possibilità di sparare. Al Contrario si ridimensionerebbe molto la questione con un controllo ed una limitazione in determinate aree assumendo in pianta stabile nuove guardie venatorie. Richiedere risorse economiche, lo studio di un programma, mezzi e uomini a quegli stessi Enti che nominano il consiglio direttivo dell’Ente Parco San Bartolo può esporre coloro che hanno ricevuto il mandato a non ottenerlo in seguito. Una “politica del vivi e lasci vivere” paga certe carriere ma per il Movimento Animalista che è strettamente vicino a chi non ha voce e punta alla risoluzione dei problemi valutando tutti gli aspetti in gioco, non è questa la soluzione .

 *Coordinatore Movimento Animalista Regione Marche

 

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