Il prestigioso premio Martolini alla memoria di Gianluca Mattioli

PESARO – La Federazione Italiana Pallacanestro ricorda Gianluca Mattioli. Il premio “Martolini” infatti, uno dei più prestigiosi riconoscimenti per gli arbitri di basket italiani, è stato assegnato per il 2017 al fischietto pesarese prematuramente scomparso lo scorso 25 novembre in Spagna dove si trovava per dirigere un incontro di Champions League..

Il Premio sarà consegnato a Roberta Mattioli sabato 13 gennaio dal Presidente della FIP Giovanni Petrucci, alla presenza del commissario straordinario CIA Stefano Tedeschi, alle 11.30 presso il Grand Hotel Bologna e dei Congressi di Pieve di Cento (via Ponte Nuovo 42). La Sig.ra Mattioli sarà accompagnata per l’occasione dal Presidente del CR FIP Marche, Davide Paolini.

La consegna del premio “Martolini” chiude il Raduno degli Arbitri di serie A che inizia oggi, giovedi 11 gennaio presso la stessa sede e prevede momenti di aggiornamento in palestra e in aula.

Per ricordare Gianluca Mattioli, pubblichiamo una intervista rilasciata alla FIP  nel 2014 in occasione della partita numero 600 diretta dall’arbitro amato da tutti.

Intervista rilasciata all’ufficio stampa FIP-Marche

Venti anni di vita spesi su campi di Serie A, Venti anni pieni di personaggi, partite, ricordi, aneddoti, tante soddisfazioni e in mezzo qualche inevitabile amarezza proprio come capita nella vita. La carriera di un arbitro attraverso i cambiamenti di una pallacanestro che non è più la stessa di quel 26 settembre 1993, quando il pesarese Gianluca Mattioli compì il suo primo passo sul parquet di Serie A. Ora, dopo ormai 21 anni, di passi ne ha fatti milioni e lunedì prossimo, proprio nelle Marche in occasione di Sutor-EA7 Milano, Mattioli festeggerà la sua partita numero 600 nel massimo campionato nazionale. Un risultato importante per il fischietto pesarese abilitato a esportare anche il nome delle Marche in tutta Italia e in Europa dove il suo operato sul parquet è da tutti stimato e apprezzato.  Disponibile e cordiale come suo solito, e in uno dei suoi rari momenti di libertà, ecco il suo veloce revival di oltre vent’anni con il fischietto in bocca.

Quali sono i segreti per arrivare ad arbitrare 600 partite in Serie A ?
“Più che segreti sono ingredienti. Innanzitutto la professionalità che non deve mai mancare, poi la capacità di interagire con le persone e quella di non sentirsi mai arrivati nonostante si siano raggiunti dei buoni risultati. Bisogna avere tanta pazienza e cercare di essere sempre attuali e sapersi rinnovare. Rispetto a quando ho iniziato ad arbitrare il mondo della pallacanestro è cambiato tante volte, sia sotto l’aspetto delle regole che del modo di interpretare il gioco, e rispetto ad allora sono sempre riuscito a rimettermi in gioco confrontandomi con questi cambiamenti. Non bisogna porsi limiti ma cercare sempre nuovi stimoli. Ovvio che servono anche delle buone conoscenze tecniche e anche un po’ di fortuna, come in tutte le cose della vita. Conosco arbitri che per situazioni anche sfortunate hanno visto la propria carriera segnata, Per quanto mi riguarda sono stato anche fortunato a non incappare quasi mai in queste situazioni per potermi così togliere tante belle soddisfazioni.”

Ripercorriamo la sua carriera. Come è iniziato il tutto ?
“Avevo quindici anni, stavo giocando e vedevo che i miei compagni stavano crescendo e io non come loro. Capì che non potevo avere un grande futuro da giocatore ma volevo rimanere all’interno di quel mondo. Ritenni allora che iniziare ad arbitrare fosse un bel modo per restare nel basket, e così nel 1985 iniziai.”

La gavetta e poi la Serie A.
“ Otto anni dopo arrivai in A. Prima l’esordio in Coppa Italia in coppia con un grande arbitro dell’epoca, Luciano Baldini, e poi il battesimo in Serie A. Era il 26 settembre 1993, Montecatini-Venezia. Ricordo una grande emozione davanti a un pubblico caldo e numeroso, due allenatori ritenuti dei santoni come Benvenuti e De Sisti e un episodio capitato quando il capitano dei toscani, Zatti mi mise una mano sulla spalla per cercare di darmi spiegazioni e risposi con un “Non si permetta mai più di toccarmi.”

Da quell’esordio di strada ne ha fatta tantissima fino alla gara di lunedì del PalaSavelli. In questo lungo percorso qual’è stato il giocatore che ricorda con più piacere e quale invece lo ha messo in maggiore difficoltà ?
“In un lungo cammino di incontri se ne fanno ovviamente tantissimi. Il giocatore che ricordo con maggior piacere è Carlton Myers con il quale ho vissuto gli inizi della mia carriera. Di scogli ne ho avuti due in particolare. Uno fu il Dino Meneghin veterano e l’altro Sasha Danilovic che specialmente in casa non era particolarmente tollerante.”

Passiamo ai colleghi. A quale è più affezionato ?
“Con Fabio Facchini ho i più bei ricordi legati alla mia vita arbitrale. Insieme a lui ho vissuto anche un episodio che forse ha segnato la mia ascesa nell’anno dell’esordio in Serie A con il Presidente di Roma, Angelo Rovati, che dopo un Roma-Trieste si lamentò pubblicamente sui giornali. Ma con Facchini ci sono anche episodi piacevoli come la prima finale scudetto diretta insieme.”

Negli ultimi anni il CIA ha intensificato la sua attività di reclutamento. Oggi ci sono molti miniarbitri che lasciano ben sperare per il futuro del movimento. Come giudica, dall’alto della sua esperienza, questa attività ?
“Ultimamente il CIA ha puntato davvero forte sul reclutamento di nuovi arbitri e infatti a oggi c’è un gran movimento in questo genere. E credo che questo sia fondamentale per il nostro settore che ricerca volti nuovi e prospetti futuribili dopo un periodo dove invece si è investito molto. Lo scenario attuale presenta una linea di confine piuttosto netta infatti tra gli arbitri più esperti e quelli emergenti e più giovani che stanno facendo molto bene. Per quanto mi riguarda lavorare per i giovani arbitri è quasi una mia mission. Ricordo che quando ero alle prime armi avevo dei modelli ai quali ispirarmi sia dal punto di vista della personalità e tecnico, mi ispiravo ai grandi arbitri di allora. E adesso, ricordando proprio quanto facevo, cerco di essere da esempio per le nuove leve. Ecco che allora mi fa piacere essere coinvolto nei vari clinic e corsi, ho anche recentemente diretto alcune gare al fianco di miniarbitri. Purtroppo sono ancora episodi casuali e isolati, ma mi sto attivando il più possibile per stare al fianco dei giovani.”

Con 600 partite sulle spalle possiamo certo strappare uno spot per l’intero settore arbitrale. Secondo lei perchè oggi un ragazzino dovrebbe scegliere l’attività arbitrale ?
“In questi casi dico sempre ai ragazzi di praticare lo sport attivamente, e quindi la pallacanestro, il più a lungo possibile. Poi però quando l’aspetto ludico e del divertimento inizia a scemare credo che si possano valutare altre valide soluzioni per rimanere all’interno del basket. Arbitrare è una di queste possibilità. Essere arbitri vuol dire convivere in un ambiente sano, pulito e divertente.”

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