I poliziotti del Siulp “Ci sentiamo traditi e abbandonati dalle istituzioni e dalla politica”

FANO – E’ stato un congresso molto partecipato, quello che ha organizzato il SIULP a Fano, presso il Tag Hotel. L’ampia relazione del segretario provinciale Marco Lanzi, confermato nella sua carica, è stata aperta dalla proiezione di un estratto della trasmissione Anno Zero, dedicato alla morte di Carolina Picchio, vittima del cyberbullismo a soli 14 anni.

Lanzi durante il congresso

L’ultima giovane vittima italiana del cyber bullismo risale al 23 febbraio scorso, Michele Ruffino, un ragazzo di diciassette anni, gettatosi da un ponte in provincia di Torino – spiega Lanzi – purtroppo il cyber bullismo è uno dei sintomi dell’aggressività della società contemporanea e dell’assuefazione alla violenza”.

Secondo Lanzi, per combattere questo e molti altri fenomeni servirebbe più formazione, un elemento praticamente assente per i poliziotti italiani.

 

Spesso anche noi poliziotti ci sentiamo traditi e abbandonati dalle Istituzioni e dalla politica”

ha dichiarato amaramente.

La difesa della Polizia Postale

Quando con stupore e delusione abbiamo saputo del progetto ministeriale di chiusura della Polizia Postale della nostra provincia, abbiamo immediatamente reagito con determinazione. Tutti gli esperti e gli addetti ai lavori evidenziano che per fronteggiare adeguatamente e concretamente il fenomeno del cyber bullismo è necessario educare i giovani: scuola, famiglia e istituzioni dovrebbero far rete a tale fine”.

Una volta il bullo a scuola aveva un limite di tempo, le lezioni, e un limite d spazio, la scuola, una volta arrivati a casa i ragazzi erano al sicuro. Oggi non è più così: l’aggressione online si perpetua finché le vittime sono collegate alla rete e siccome i ragazzi sono spesso online non hanno un posto sicuro dove stare. La loro cameretta non è più un luogo che li pone al riparo, ma un luogo dove essere di nuovo aggrediti. E dalla rete nulla si cancella”.

 

Statistica attività Polizia Postale
  Anno 2016 Anno 2017 Anno 2018 (al 15 marzo)
Incontri con scuole 27 30 9
Persone identificate 1050 1100 200
Indagini di Polizia Giudiziaria 330 290 65
Reati denunciati 270 300 64
Persone indagate 42 20 5
Perquisizioni 8 4 2

 Il problema del turn-over: sempre meno poliziotti e sempre più vecchi

 La legge 121/81 prevedeva un organico a livello nazionale di 117.000 unità per la Polizia di Stato, nel 2007 eravamo 107.000, dopo l’applicazione del turn over al 55% (quindi ogni 100 pensionati, 55 assunti) siamo arrivati agli attuali 95.000 (22.000 in meno rispetto alla L.121/81 e 12.000 in meno negli ultimi 10 anni) – continua Lanzi – per rendere l’idea, è come se in questo Paese nel 2007 fossero state cancellate, dal mattino alla sera, tutta la Polizia Stradale, la Polizia Ferroviaria, la Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, i Reparti Mobili e i Reparti di Polizia Anticrimine. Per recuperare questo gap, non basteranno 15 anni di concorsi pubblici con il turn over attuale al 100%, anche perché abbiamo previsto che, da oggi al 2030, andranno in quiescenza per limiti d’età (60 anni) 45.000 lavoratrici/lavoratori di Polizia. In proporzione, per le altre Forze di Polizia le proiezioni sono simili. Inoltre, rispetto al 1989, ora vi sono impegni legati alla gestione dei flussi migratori e di Ordine Pubblico, correlati soprattutto all’emergenza terrorismo, assolutamente inimmaginabili per l’epoca”.

I numeri dei vari Uffici della provincia

  • Questura 153 dipendenti del ruolo ordinario e 18 tecnici, età media 49 anni;
  • Commissariato di Fano 41 dipendenti, età media 50 anni;
  • Commissariato di Urbino 31 dipendenti, età media 48 anni;
  • Polizia Stradale 112 dipendenti, età media 48 anni.

“Il dramma è che nei prossimi cinque anni, alla luce dei dati relativi all’età media, ci sarà un vero e proprio crollo del numero degli operatori di polizia.

L’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico (U.P.G. e S.P.), al quale appartengono le Volanti, è un Ufficio che si occupa principalmente di servizi di pronto intervento su richiesta dei cittadini.

Adesso è ridotto ai minimi termini: a Pesaro 47 uomini devono portare avanti il lavoro della Sezione Affari Generali, dell’Ufficio Denunce, della Sezione C.O.T. (sala operativa) e del Poliziotto di Quartiere, vigilare la Questura, la Prefettura e garantire 5 turni di Volante composti da un minimo di 5 uomini ciascuno. Coloro che non svolgono turnazioni articolate nelle 24 ore spesso sono utilizzati in altri tipi di servizi. Risultato: il Poliziotto di quartiere di fatto non esiste e di regola c’è una sola Volante che, tra l’altro, si riesce spesso a garantire soltanto ricorrendo a personale di altri Uffici, richiamando i dipendenti dal giorno di riposo, ricorrendo a prestazioni di lavoro straordinario se non a doppi turni.

Gli Operatori dei Commissariati presso l’Ufficio controllo del territorio devono vigilare un solo stabile ma i numeri sono talmente ridotti che non vi è alcuna possibilità di garantire una volante per turno se non ricorrendo a prestazioni di lavoro straordinarie: Fano ha 19 poliziotti, Urbino ne ha 12.

Negli ultimi cinque mesi tutto il personale della provincia, comprese le specialità, è stato chiamato a un impegno eccezionale che ha richiesto doppi turni di servizio e prestazioni di lavoro straordinario continue: per fronteggiare l’emergenza furti, per garantire il regolare svolgimento della campagna elettorale, per rendere più efficaci le misure antiterrorismo in concomitanza di eventi culturali, musicali, sportivi e manifestazioni varie.

Inoltre, il personale assegnato agli Uffici sia della Questura sia dei Commissariati durante la settimana è ripetutamente utilizzato in servizi operativi e di ordine pubblico. I tempi di rilascio di alcuni permessi o autorizzazioni si stanno dilatando poiché il personale non è in grado di svolgere con continuità le proprie mansioni.

Un dato è indicativo: dal 1 dicembre 2016 al 31 marzo 2017 sono stati impiegati 623 poliziotti in servizio di ordine pubblico in sede.

Nello stesso periodo di quest’anno (1 dicembre 2017 – 31 marzo 2018) i poliziotti impegnati sono stati 1248, con un aumento percentuale del 100%.

Un aumento imponente se si tiene conto anche del fatto che il numero del personale, anche nel corso di quest’ultimo anno, è diminuito e non certo aumentato.

Il Questore LAURO ha individuato come priorità i servizi di controllo del territorio e di ordine pubblico. E’ una posizione che accoglie anche la sempre maggiore richiesta di sicurezza di tutta la cittadinanza e che in linea generale il SIULP assolutamente condivide.

Ma il Questore, se vuole continuare ad impegnare così tanti poliziotti in servizi di ordine pubblico, deve non solo chiedere ma pretendere dal Ministero dei rinforzi strutturali e non soltanto il saltuario invio di pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine.

Altre province con una popolazione residente inferiore alla nostra hanno molto più personale tra Questura e Commissariati dipendenti. Pesaro ha un totale di 225 poliziotti mentre, solo per fare alcuni esempi, Lucca 311, Alessandria 267, Pisa 294, La Spezia 256, Treviso 250, Pavia 248. Senza contare che Pesaro e Fano sono città costiere e nel periodo estivo la popolazione aumenta notevolmente per l’afflusso dei turisti.

Il 16 marzo scorso il Viminale ha annunciato un piano di potenziamento 2018/2019, definito dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, che indica l’immissione di 2.817 Agenti in quattro fasi: ad aprile 619, ottobre 740, novembre 276 e il prossimo febbraio 1182. Il 70% sarà assegnato alle Questure.

Per Pesaro il piano prevede l’assegnazione di 3 uomini ad aprile e di 5 a ottobre: solo 8 poliziotti, una semplice goccia nell’oceano che non riuscirà a risolvere la situazione determinata da anni di blocco quasi totale del turn – over e a neanche a colmare i vuoti dei 10/12 Operatori che a breve andranno in pensione.

La minaccia terroristica purtroppo ci accompagnerà ancora per lungo tempo, come d’altra parte dimostrano anche i recenti fatti di sangue avvenuti nel sud ovest della Francia ed è necessario non abbassare mai la guardia.

Inoltre, proprio in questi giorni, anche nel nostro Paese sono stati eseguiti, da nord a sud, molteplici arresti di presunti terroristi, alcuni collegati ad Anis Amri, l’attentatore del mercatino di Natale a Berlino che aveva vissuto per vari anni in Italia. Segnali che indicano come la minaccia terroristica non sia mai stata così alta nel nostro Paese a causa della presenza sul nostro territorio di tanti estremisti islamici radicalizzati.

Più volte, proprio il SIULP, ha ì denunciato le difficoltà di garantire la sicurezza del nostro territorio per la mancanza di un numero sufficiente di Volanti.

D’altra parte, come abbiamo visto, i numeri ci dimostrano quanto siano esigue e insufficienti le risorse a disposizione.

A Pesaro si sta cercando di razionalizzare l’impossibile, ma è sufficiente che un poliziotto si ammali per mettere in difficoltà tutta la nostra organizzazione.

Molti fascicoli d’indagini e numerose pratiche hanno delle precise scadenze giudiziarie, il mancato rispetto delle quali ricade personalmente, anche da un punto di vista penale, sui poliziotti cui sono state assegnate. Nessuno di noi potrà giustificare la mancata trattazione di una pratica con rilevanze penali per essere stato impegnato in servizi di ordine pubblico.

Per questo affermiamo con forza che è giunta l’ora di fare delle profonde scelte riformatrici.

Liberare i poliziotti dai lavori d’ufficio

Per intensificare l’efficacia dell’azione di Polizia nel controllo del territorio, ai fini del servizio di prevenzione, è necessario affrancare la Polizia di Stato dai servizi amministrativi che nulla hanno a che fare con il servizio di Polizia.

Riteniamo che per la gestione dei flussi migratori, la Polizia di Stato debba attuare tutte quelle prime operazioni previste per l’identificazione tramite l’assunzione delle impronte digitali (fotosegnalamento) del cittadino straniero, profugo e/o migrante, ai fini del primo rilascio del permesso o carta di soggiorno. Tutte le operazioni successive dovrebbero essere delegate ai Comuni di residenza, consentendo all’Ufficio Immigrazione di riappropriarsi delle prerogative d’indagine nei confronti di chi delinque, italiani e stranieri.

I flussi migratori sono un fenomeno globale e le carenze o le negligenze del nostro apparato politico amministrativo non devono essere scaricate sulla Polizia di Stato e le altre Forze di Polizia, facendolo diventare, di fatto, un problema di Ordine Pubblico.

In modo analogo, riteniamo che anche il rilascio dei passaporti e di tutte le varie licenze oggi in capo alla Divisione Amministrativa dovrebbe essere delegato ai Comuni di residenza, mantenendo, sempre in capo al Questore, il potere di ritiro e sospensione del titolo autorizzativo.

Proposta che il SIULP aveva già presentato con un documento scritto al Vice Ministro degli Interni Filippo Bubbico, ospite presso la Prefettura di Pesaro, il 25 novembre 2013.

Il nostro sistema sicurezza ha bisogno di un rilancio forte dell’investigazione, attraverso la presa di coscienza reale che le tipologie dei reati perpetrati sul territorio nell’ultimo decennio sono mutate radicalmente (reati contro il patrimonio, truffe di ogni ordine e specie, reati contro la fede pubblica, reati informatici, cyber bullismo, pedo pornografia, etc…). Il recente scandalo legato ai 50 milioni di profili sottratti al social media Facebook e i milioni di dati personali che ogni giorno sono rubati tramite azioni criminali sul Web, hanno indotto personalità autorevoli a dichiarare che la nostra democrazia è a rischio.

Per essere chiari: la Squadra Mobile deve fare le indagini per arginare la sempre più aggressiva presenza delle varie associazioni criminali italiane e straniere di stampo mafioso, la Digos individuare potenziali terroristi, il personale della Divisione Anticrimine cercare di tutelare al meglio l’incolumità delle tante donne e dei tanti bambini vittime di violenza.

In poche parole i poliziotti devono tornare a fare solo i poliziotti, come accade in tutte le polizie europee.

La certezza della pena

Necessaria è la “Certezza della Pena”, per rispettare, oltre alle vittime, il lavoro e il rischio corso dai lavoratori di Polizia per assicurare alla Giustizia gli autori dei reati, evitando che il reo torni alla propria casa e a delinquere ancora prima che vengano ultimati gli atti a suo carico da parte di chi ha operato per il suo fermo o arresto.

Secondo dati recenti, nella nostra Regione il sovraffollamento a Montacuto tocca il 7,4%, ad Ascoli il 22,8%, a Fermo il 51% e a Pesaro ben il 54,2 %.

Proprio per la fase processuale ripetiamo in maniera spasmodica che bisogna eliminare gli escamotage normativi che impediscono la certezza della pena affinché, anche nel nostro Paese, “chi sbaglia paghi”.

La Polizia sotto sfratto

La questione “Nuova Questura” che si trascina da più di venti anni era stata al centro del precedente Congresso del SIULP, il 12 ottobre 2011. Tutti i nostri interventi sulla vicenda potrebbero formare un libro. Tra tutti, ricordiamo la visita a Pesaro dell’allora Ministro Alfano, nel gennaio 2014 e l’incontro tra il SIULP e l’allora vice Presidente della Camera Di Maio

L’attuale soluzione dell’ex Intendenza di Finanza di via Zongo non ci ha mai convinto: per l’inadeguatezza dei locali, lasciati da anni dalla stessa Finanza, per la mancanza di parcheggi per le auto di servizio e soprattutto perché la Questura continuerà ad essere divisa in più strutture.

I nostri vertici centrali e locali, Il Prefetto e il Sindaco di Pesaro hanno valutato diversamente tale opzione.

Certo che gli annunci trionfanti del giugno 2016, sono smentiti dai fatti in quanto non solo non sono iniziati i lavori ma non è stato ancora approntato il progetto definitivo.

La nostra speranza è che, finché siamo in tempo, si cambi strada e si segua un percorso che tenga in considerazione esclusivamente e concretamente la sicurezza del nostro territorio.

Sicurezza che solo una Questura funzionale e allocata in un unico edificio può essere in grado di aumentare.

Le infiltrazioni mafiose

 Quando in una regione come le Marche c’è una crisi bancaria enorme, dell’ordine di un miliardo di euro, si può parlare di un territorio impermeabile al pericolo mafioso? Io credo proprio di no”. Il procuratore generale presso la Corte di Appello di Ancona Sergio Sottani ha fatto riferimento al crac dell’ex Banca Marche parlando a un convegno sul Codice degli appalti per la ricostruzione post terremoto.  Il più importante e storico istituto di credito della nostra Regione dava fidi ad associazioni criminali: le indagini parlano di 15 calabresi che utilizzavano queste risorse per ricattare imprenditori, anche pesaresi.

Lo stesso Procuratore Generale ha rilevato come la ricchezza della nostra regione e la presenza sul territorio di soggetti plurimi collegati con le associazioni criminali costituiscano dei validi motivi per temere le mafie.

Adesso, secondo i dati dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati (aggiornati al 31 dicembre 2015), le Marche con 58 beni tra aziende, immobili e terreni confiscati e sottratti alla criminalità organizzata, si piazzano all’undicesimo posto a livello nazionale. Il picco nella provincia di Pesaro – Urbino: nel 2013 nella nostra provincia sono stati sottratti alla mafia 14 beni (tre aziende e 11 immobili) mentre nel 2015 il numero è lievitato a un totale di 40 (tre aziende e 37 immobili), con un aumento del 65%.

Il territorio fanese è particolarmente colpito e ha registrato anche degli arresti eccellenti.

Dati inquietanti ma che non ci colgono di sorpresa. Già nel giugno 2011, l’ex Procuratore Capo di Pesaro Manfredi Palumbo dichiarava che la presenza di gruppi criminali organizzati nel territorio non poteva essere più negata e che era giunto il tempo che anche la Regione Marche si dotasse di un osservatorio permanente sui fenomeni di criminalità organizzata o di una propria commissione antimafia.

Dal 2008 al 2016, al Tribunale di Pesaro, ci sono stati ben 36 procedimenti giudiziari giunti a definizione che hanno visto coinvolti diversi soggetti criminali, arrivati sul nostro territorio, ben inseriti e con affiliazioni alle cosche siciliane, calabresi, fino alla camorra.

Più volte abbiamo ripreso, condividendoli pienamente anche dal nostro osservatorio di Operatori di Polizia, gli allarmi lanciati dal Procuratore Capo Palumbo, sollevando la reazione dell’allora Prefetto Luigi Pizzi.

Permettetemi un solo amaro commento: il fatto che un confronto di carattere istituzionale, su un tema fondamentale come la sicurezza dei cittadini, si esplichi esclusivamente attraverso lo strumento del comunicato stampa rappresenta una sconfitta per tutti.

 La soppressione del Corpo Forestale dello Stato

Non comprendiamo, ancora oggi, quali siano state le dinamiche politiche e di apparati che hanno portato il precedente Governo a sacrificare, sull’altare della necessità di mantenimento della spesa pubblica, la “cancellazione” per decreto del Corpo Forestale dello Stato e il suo assorbimento nei ranghi dell’Arma dei Carabinieri, divenendone i Carabinieri Forestali.

E’ stata un’operazione di facciata, di propaganda. Un’operazione che alla fine ha procurato molti più danni che benefici.

Inoltre, gli operatori dell’ex Corpo Forestale da un giorno all’altro hanno assunto uno Status Militare e non più civile, con la conseguente cancellazione di ogni libertà sindacale. Una lacerazione istituzionale d’inaudita gravità, un provvedimento antistorico in netta contrapposizione con il percorso di riforme che non solo l’Italia ma tutta l’Europa ha da qualche tempo intrapreso: la smilitarizzazione dell’apparato sicurezza. Un provvedimento, a nostro parere incostituzionale.

L’emergenza immigrazione

Solo quest’argomento meriterebbe pagine intere di approfondimenti e valutazioni. Le presenze più inquietanti che alimentano le paure dei cittadini e per le quali la politica è in costante “allarme” sono quelle legate all’immigrazione clandestina.

Un fenomeno che sembra insormontabile e che ricorre quotidianamente sui mezzi di comunicazione, al centro di quasi ogni discussione politica dei cittadini e che, sicuramente, ha influenzato moltissimo le recenti scelte elettorali. Il tempo di fare qualcosa di più sotto l’aspetto organizzativo e legislativo è inderogabile. Quattro sono fondamentalmente i problemi che dovrebbero essere risolti per contenere e controllare il fenomeno migratorio: velocizzare le identificazioni; velocizzare i rimpatri; impedire gli ingressi clandestini in Italia, razionalizzare l’accoglienza. Tenendo conto di quanto siano permeabili i nostri confini, impedire l’ingresso dei clandestini è un’utopia, ma con scelte politiche e legislative oculate gli altri tre punti sono realizzabili. I denunciati per questo tipo di reato, spesso commesso ai danni di minorenni. E’ una mancanza di rispetto anche nei confronti di tutti quegli immigrati che pur vivendo in condizioni difficili rispettano le nostri leggi e cercano di integrarsi nella nostra società. L’ideale sarebbe sancire accordi bilaterali per i quali la condanna dello straniero possa essere espiata nel Paese di origine.

Nella nostra provincia attualmente abbiamo 26.000 stranieri residenti.

Dall’1 gennaio 2017 a oggi l’Ufficio Immigrazione ha accolto più di 12.000 richieste di permesso e ha formalizzato circa 1400 richieste d’asilo. A oggi, sono state anche ricevute le richieste di asilo di circa 190 cittadini pachistani richiedenti protezione internazionale e che giungono in modo autonomo nella nostra provincia. Un fenomeno che andrebbe monitorato con più attenzione anche dal punto di vista investigativo, poiché il loro arrivo non è casuale ma organizzato. Altresì, sono quasi tutti migranti “economici” e molti di loro sono entrati in Italia dopo aver già richiesto, con esito negativo, asilo politico in altri Paesi europei. Sono i cosiddetti “dublinanti”, profughi e migranti approdati in Europa e che dovrebbero essere rispediti nel paese di prima accoglienza dopo essere stati “identificati” grazie alla banca dati delle impronte digitali Eurodac, come d’altra parte fanno puntualmente tutti gli altri Stati europei nei nostri confronti.

Questi dati rappresentano una minima parte di tutte le attività che nel complesso svolge l’Ufficio Immigrazione e al quale sono assegnati soltanto 15 poliziotti.

A Pesaro con continui controlli e interventi stiamo cercando di restituire il Parco Miralfiore ai cittadini, contrastandone la diffusa attività di spaccio in mano soprattutto a bande criminali di origine nigeriana.

E per ricollegarmi idealmente all’inizio di questa mia relazione, ci tengo a ricordare le bellissime parole che il Presidente della Repubblica Sandro Pertini pronunciò il 31 dicembre 1978, nel discorso di fine anno agli italiani:

I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e altruismo”.

Le nuove cariche del SIULP provinciale

SEGRETERIA PROVINCIALE:

1.      Marco LANZI Segretario Generale Provinciale
2.      Simone PROSPERI
3.      Angela DE RISO
4.      Giancarlo DIMATERA
5.      Giorgio VAGNI
6.      Luca DEL PAPA

DIRETTIVO PROVINCIALE:

1.      Marco LANZI Segretario Generale Provinciale
2.      Simone PROSPERI
3.      Angela DE RISO
4.      Giancarlo DIMATERA
5.      Giorgio VAGNI
6.      Daniela SCAVOLINI
7.      Massimo REGOLI
8.      Felicia D’ASCANIO
9.      Sergio DI MICHELE
10.   Andrea PIERLEONI
11.   Andrea SANTI
12.   Luca DEL PAPA
13.   Riccardo PERUGINI
14.   Giancarlo PIZZANO
15.   Giuliano MALTEMPI
16.   Lorenzo SCARDACCHI
17.   Mauro SIMONCELLI
18.   Massimo BERTONI

SEGRETARIO AMMINISTRATIVO E COLLEGIO PROVINCIALE DEI SINDACI REVISORI DEI CONTI:

1.      Antonia TAFURO
2.      Francesca FULGINI
3.      Marzia PIERMATTEI
4.      Mauro GIUNTA Segretario Amministrativo
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