Operazione “Pitbull”, i Carabinieri stroncano un traffico di coca e violenza

di Stefano Mascioni

FANO – Era finito in un tunnel buio e pericoloso, schiavo della cocaina che spacciava e consumava con una velocità fuori controllo, tanto da non riuscire più a pagare regolarmente il proprio grossista, un uomo conosciuto per la sua ferocia, tanto da essere soprannominato “Pitbull” e che viveva nel lusso malgrado fosse ufficialmente disoccupato. Belle auto, ristoranti stellati, bei vestiti, mantenuti con lo spaccio e con gli interessi da usuraio imposti a chi non pagava nei tempi pattuiti.

Un vicolo cieco che ha convinto l’uomo preda dello strozzino-grossista a rivolgersi ai Carabinieri prima di dover pagare con la vita la serie impressionante di errori fatti.

La vicenda rocambolesca si è svolta tra Fano e Fossombrone e si è conclusa solo ieri grazie all’arresto dell’ultimo componente di un giro di spaccio, che forniva la coca numerosi pusher locali.

La brillante operazione, battezzata “Pitbull”, come il violento grossista di coca, è stata portata a termine grazie al coordinamento tra i Carabinieri di Fano, Fossombrone, Colli al Metauro in collaborazione con il nucleo cinofilo di Pesaro, una costola della famosa operazione “Circoli viziosi”, che lo scorso dicembre aveva stroncato il traffico di stupefacenti con epicentro a Fossombrone, strutturato nelle immediate vicinanze di alcuni circoli ricreativi per anziani e di cui il “Pitbull” era il dominus.

Le indagini, avevano concentrato l’attenzione degli inquirenti su L.L., 24 anni, di Fano ma residente a Rosciano. Un uomo violento, con la testa rasata e sempre pronto a menare le mani, che tra i suoi spacciatori al dettaglio aveva anche l’uomo che ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri per uscire dall’incubo in cui si era cacciato, accumulando migliaia di euro di debiti nei confronti del “Pitbull”, che per diversi mesi ha tollerato la situazione, fino a quando non si è arrivati ad un punto di rottura, alle minacce, alle intimidazioni, tali da convincere il pusher a scappare verso il Nord Italia in attesa che si calmassero le acque.

Dal proprio rifugio, l’uomo, attraverso la mediazione di un amico comune, ha provato a ricucire il rapporto con “Pitbull”, ottenendo la promessa di un incontro chiarificatore a Fossombrone, presso la Cittadella, dove però le minacce sono diventate ancora più dure, con tanto di pistola puntata in faccia, percosse e un aut-aut di poche ore per saldare il debito.

A quel punto, il pusher ha deciso di autodenunciarsi ai Carabinieri, che hanno subito avviato le indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Urbino Irene Lilliu.

In poco tempo sono salatati fuori moltissimi indizi nei confronti di “L.L.” tra cui il possesso di una spada medievale, il presunto revolver usato per le minacce, delle manette, un tirapugni, 1500 euro in contanti, un Rolex e una partita di cocaina di un etto.

Nell’ambito dell’operazione i militari hanno anche arrestato e posto ai domiciliari B.M. 30enne di Cartoceto e S.N. 28enne di Viserba, quest’ultimo rintracciato solo ieri a Rimini dopo aver tentato a fuga.

Emblematiche le parole del G.I.P. Vito Laurino che ha emesso l’ordinanza dichiarando che le caratteristiche del gruppo criminale lambivano il metodo mafioso con una vena di balordaggine.

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Stefano Mascioni

Milanese per vocazione, innamorato della provincia di Pesaro, tra i primi in Italia a diventare giornalista professionista lavorando per una testata online. Il sogno proibito: fare informazione di qualità.

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