Export in crescita, Pesaro meglio delle altre province marchigiane

PESARO  – Alberto Drudi, presidente della camera di commercio, guarda con “prudente ottimismo” al risultato dell’export al termine del primo trimestre dell’anno: 610 milioni di fatturato, con un incremento del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Quello di Pesaro e Urbino è il miglior risultato tra le province delle Marche (-1,6%) e dell’Italia in generale (-0,6%) – osserva -, ma soprattutto è un trend positivo diffuso tra tutti i settori dell’economia provinciale”.

La Francia continua a essere il principale acquirente dei nostri prodotti: 86,6 milioni nel periodo gennaio-marzo, con una crescita del 13,3%; subito dietro c’è la Germania (72,3 mln. e +11,6%), “dove le nostre aziende della meccanica di precisione hanno uno straordinario appeal”. Quarto, quinto e sesto posto nella classifica dell’export per Paesi ci sono, rispettivamente, Spagna (39,8 mln. e +3,2%), Svizzera (30 mln. e +15,4%) e Polonia (26 mln. e +16,1%).

“Il trend positivo non è in discussione ormai da diversi trimestri – osserva Drudi -, ma l’Europa e le politiche europee hanno un impatto chiaro sui nostri fatturati”. Un riferimento diretto agli Stati Uniti, “ancora terzo mercato di riferimento, ma dove abbiamo perso quasi 8 milioni di fatturato” (42,1 mln. nel trimestre, -15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente): “Se i dazi americani dovessero scatenare misure reciproche – sottolinea il presidente dell’ente camerale – finiranno per perdere tutti, a cominciare dalle nostre aziende più piccole: abbiamo bisogno di un’Europa che ci difenda da questo rischio”.

È quanto sta succedendo in Russia, passato da partner solido e affidabile a ottavo mercato per le nostre merci (17,4 mln. e -3,9%), “per via di sanzioni che sono anti-economiche per le aziende italiane e ancora di più per quelle della nostra provincia: abbiamo bisogno di un’Europa che dialoghi con Mosca senza rigidità”. E poi c’è il segno meno anche sull’export verso la Gran Bretagna: 20,4 milioni di fatturato, -15,2% rispetto al primo trimestre 2017. “In questo caso – chiude il cerchio Drudi -, abbiamo bisogno di un’Europa capace di reagire alla Brexit, mettendo al centro delle proprie strategie in campo una politica economica efficace”.

Sempre sul fronte dei Paesi di sbocco, i dati Istat elaborati dal centro studi di Aspin 2000, evidenziano gli exploit in Turchia (12,8 mln. e +37,5%), Repubblica Ceca (11,1 mln. e + 21,8%), Iran (3,7 mln. e +62,5%) e Vietnam (circa un milione di fatturato, +64,9%), “Paesi questi ultimi due dove siamo stati in missione e vogliamo tornarci presto”.

Quanto ai settori, la meccanica è quello con maggiore vocazione all’export: 166,2 milioni di fatturato nel primo trimestre 2018, in linea con lo stesso trimestre 2017, con Francia, Germania e Stati Uniti (-25,3%) ai primi tre posti. Il mobile pesa complessivamente per 74,9 milioni (+14%), con Francia, Stati Uniti, Russia e Germania “in evidente crescita”. Bene anche il tessile-abbigliamento: 49,7 milioni (+6,2%), con Svizzera, Hong Kong e Germania ai primi tre posti.

“Purtroppo, le note negative arrivano dall’agro-alimentare che invece è un altro nostro settore di punta – conclude il presidente Drudi -: abbiamo perso l’8,8% del fatturato (a quota 11,7 milioni) e in Russia sono stati fatturati poco più di 3 mila euro in tre mesi”.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ok
Questo sito utilizza cookies di profilazione e di terze parti che consentono di migliorare i nostri servizi per l'utenza. Continuando a navigare, accetti l'utilizzo dei cookies da parte di questo sito