Come fai a sapere che non vivi dentro una storia inventata?

di Antonino Pasqualino Di Gregorio

Il libro che vi suggerisco questa settimana mi da un po’ di spunti di riflessione e mi fa venire in mente argomenti sui quali, mi piace soffermarmi.

Ringrazio fin d’ora Laurent Binet per il suo LA SETTIMA FUNZIONE DEL LINGUAGGIO.
Il libro in questione mi è stato suggerito a mia volta, da una delle persone per le quali nutro una sorta di soggezione letteraria. Una di quelle persone che, grazie alla loro professione, rappresentano una pietra miliare nella mia formazione. La persona che mi ha suggerito questo libro è un libraio d’eccezione. Una persona che il solo sentirla parlare è un piacere. L’atteggiamento nel prendersi cura delle tue letture è sempre aperto, ed è sempre pronto a percepire quale sarà il libro che vorrai leggere, perché ascolta prima di parlare.

Per questo e per altro, grazie Matteo.

Grazie perché, ancora una volta leggo un libro che, se non mi fosse stato suggerito da una persona di cui mi fido, non avrei letto. Questo in particolare non l’avrei letto perché non trovo la copertina attraente, il titolo forse è tra quelli che mi avrebbe incuriosito, ma di certo non sarebbe stata una lettura prioritaria, oggi. Invece, arriva Matteo e mi dice: ”… questo lo devi proprio leggere, per una persona come te alla quale piacciono i thriller, ma con voglia di porsi sempre domande, questo è il libro ideale.”. Ne rimango incantato. Perché mi ispiro a persone come lui quando in libreria suggerisco libri. Parto dall’ascolto dei desideri di lettura della persona che ho davanti. Magari, poi, cerco di stupirla, proponendogli cose che non ha mai letto. E che non avrebbe mai pensato di leggere. Proprio come per me in questo caso.

Capitolo 1

La vita non è un romanzo. O almeno vorreste credere che sia così. Roland Barthes risale Rue de Bièvre. Il più grande critico letterario del XX secolo ha tutte le ragioni per essere angosciato al massimo livello. Sua madre, con cui aveva un rapporto molto proustiano, è morta. E il suo corso al Collège de France, intitolato “La preparazione del romanzo”, si è risolto in uno smacco che difficilmente può nascondersi; per tutto l’anno ha parlato ai suoi studenti di haiku giapponesi, di fotografia, di significanti e significati, di divertissements pascaliani, di camerieri al bar, di vestaglie o di posti in aula maga – di tutto, tranne che del romanzo.

 Siete già interessati al resto, vero? Anche se magari non avete letto Proust, e non capite quale sia il rapporto tra Barthes e sua madre, tanto ognuno di noi ha un rapporto proprio con i genitori. E cosa saranno mai i divertissements pascaliani, non so, più tardi guarderò su Wikipedia, se si sblocca, visto la protesta dei giorni scorsi.

Ma la cosa certa, è che alla fine di queste righe voglio sapere cosa accadrà a Roland Barthes da qui a poco. Non vi nego che gliene succederà una proprio strana.
Ma voi ricordate chi è Barthes?  Forse vi è passato tra le mani il suo Frammenti di un discorso amoroso. Siete alla prima pagina di un THRILLER che ha per protagonisti oltre a Barthes, Umberto Eco, Jacques Derrida, Francois Mitterand ed altri.
Allora vi pongo la domanda delle domande:

Come fai a sapere che non sei in un romanzo? Come fai a sapere che non vivi dentro una storia inventata? Come fai a sapere di essere reale?

Quando leggete qualcosa, perché lo fate? Ognuno di certo ha la propria risposta.
Cosa cercate quando leggete?
Se vi va di farvi suggerire qualche libro personalmente o solo di fare quattro chiacchiere libresche venite a trovarmi in libreria mare a Pesaro.

Buoneletture

Buonavita

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