Prevedere il futuro

di Paolo Pagnini

Questa è la Moka numero 100. Il 24 settembre 2016, quando l’avventura ha avuto inizio, non sarei stato in grado di prevedere fino a quando saremmo andati avanti. Né di certo lo sarebbero stati Stefano Mascioni e Franco Elisei, direttori de Il Foglia.

Invece eccoci qua, al raggiungimento se non proprio di una meta (che tale non può essere definita, visto che appunto non ce l’eravamo prefissata), almeno di un traguardo, una specie di “premio della montagna”, che ci permette di annotare una bella vetta superata.

Settimana dopo settimana, sono arrivato a questa cifra tonda, che potrei definire molto evocativa, pur senza sapere bene dire cosa evoca.

E allora più che evocare, forse mi fa soprattutto riflettere sul numero 100 e dunque resto su questa idea delle 100 Moke, dei 100 metaforici caffè, delle almeno 100 ore che sono state necessarie a pensare, scrivere, revisionare e spedire per 100 settimane consecutive il mio piccolo contributo al fiume di parole che ogni giorno ci inonda, con l’augurio che formulo prima a me stesso, e poi a chi mi legge: che possano aggiungere, grazie all’espediente della forma scritta e pubblicata, qualche granello di saggezza principalmente alla mia, di vita, e poi a quella di chi vorrà e saprà leggermi.

Perché il bello è tutto lì. Aver voglia prima, e sapere poi, leggere quello che più ci interessa e che magari ci fa soffermare su qualcosa a cui non avevamo prestato troppa attenzione.

Per esempio, qualche tempo fa, leggendo un libro prezioso di cui ho parlato spesso, ho scoperto che la musica ci fa un dono prezioso: quello di permetterci di prevedere il futuro.

E’ questo, infatti, che facciamo, quando ascoltiamo un brano che conosciamo bene. Viviamo il presente, mantenendo vivida la memoria dei secondi che l’hanno preceduto e prevedendo esattamente gli attimi successivi. Ecco perché siamo perfettamente in grado di riconoscere anche la più minima delle variazioni di esecuzione o differenze di versione. Perché non corrispondono col futuro che avevamo previsto.

La musica è in questo modo una macchina del tempo che ci permette non solo di viaggiare all’indietro nel ricordo di un momento o di un intero periodo rievocati magari da una certa canzone (e in questo non è dissimile dall’effetto di certi profumi, o sapori, o situazioni, appunto evocative), ma è l’unica che ci consente il viaggio nel futuro, attraverso la previsione esatta di ciò che stiamo per ascoltare.

Il libro, che mi ha ispirato questa riflessione è “L’ordine del tempo” di Carlo Rovelli – Adelphi Editore, e mi piace proprio aver avuto l’occasione di parlarne in questa tutt’altro che preventivabile, ipotizzabile e prevedibile Moka numero 100.

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Paolo Pagnini

Paolo Pagnini

Sono nato, leggo, scrivo e vivo a Pesaro. Qualcuno un giorno mi ha definito "divulgatore trasversale"

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