Il medico del 118, un professionista che rischia di scomparire

di Santina Catanese*

Il  lavoro del medico di strada é ad altissimo  rischio, marcatamente usurante, sia per le sue caratteristiche intrinseche (ad esempio: turni di notte, sempre sulla strada in qualsiasi condizione climatica e in qualsiasi condizione ambientale), sia perché è sempre in prima linea e sul territorio non può essere supportato da consulenze specialistiche, come invece accade nei pronto soccorso, ma anche perché, insieme alla sua equipe, è sempre più oggetto di insulti e violenze da parte dell’utente.

Pertanto il medico del 118 si deve armare di tanta buona volontà e spirito di abnegazione e la sua professione appare  sempre meno appetibile ai giovani medici.

Se a tutto questo si aggiunge il fatto che a tutt’oggi non esiste una normativa che inquadri l’emergenza territoriale in una specifica specializzazione medica, si capisce perché i giovani medici decidono di non scegliere questa professione in assenza di prospettive future, risultando costante il numero dei medici precari che non vedono, nella legislazione attuale, alcuna via di uscita.

Allo stato attuale le tipologie contrattuali che contraddistinguono questa professione, sono le più svariate: dai contratti atipici a partita iva, ai contratti nell’ambito della medicina generale come medico convenzionato, ai contratti tipici della dirigenza medica.

Per poter accedere alla stabilizzazione a tempo indeterminato alcune Regioni chiedono il corso di formazione specifica nella medicina generale oltre l’idoneità al corso di formazione all’emergenza territoriale, altre Regioni la specializzazione in medicina d’urgenza.

Ma la professione di “urgentista della strada” è completamente differente da quella del  medico di medicina generale: il medico del 118 condivide i protocolli tipici del medico di pronto soccorso, ha la necessità di integrarsi con il personale sanitario del pronto soccorso, svolge un lavoro che, nei fatti, è di tipo subordinato, e non libero-professionista come il medico di medicina generale.

I medici abilitati al 118  e che attualmente lavorano da anni nell’emergenza territoriale ma non in possesso del corso in medicina generale, rischiano di rimanere precari a vita, e neanche il decreto dignità varato da qualche mese, potrà aiutarli ad uscire da questo stato di empasse e con il rischio che il medico del 118 vada ad estinguersi.

Inoltre il numero delle borse di studio che il ministero mette a disposizione nella medicina d’urgenza è assolutissimamente insufficiente.

La presenza di convenzionati e di partite iva, in un sistema che dovrebbe avere solo dipendenti al suo interno, crea di fatto discriminazione tra i professionisti che vi lavorano e non solo, ma si contrappone anche alla logica  del “buon andamento della Pubblica amministrazione” e all’imparzialità che deve avere ogni  Pubblica amministrazione  come recita lo stesso art. 97 della Costituzione italiana.

Prima che si arrivi alla “demedicalizzazione “ forzata del territorio, per mancanza di professionisti, si rendono necessari ed urgenti dei provvedimenti legislativi.

Sono auspicabili queste soluzioni:

  1. La riapertura dei termini temporali della 229/99 art. 8 1bis, per tutti i medici convenzionati a tempo  indeterminato, con il passaggio alla dipendenza di tutti i medici che ne facciano richiesta
  2. accesso alla specializzazione anche per i medici convenzionati, modificando lo Statuto delle specializzazioni: attualmente alla specializzazione con posti riservati può accedere solo il medico dipendente, infatti il medico convenzionato in Italia, non ha diritto all’ avanzamento di carriera, ed è congelato al suo ruolo. Si rende necessario sciogliere questo vincolo, al fine di promuovere la pari dignità tra convenzionato e dipendente.
  3. Il medico del 118 convenzionato a tempo determinato deve avere accesso  alla scuola di specializzazione mentre “lavora”, senza borsa di studio, ma grazie alla stipula di convenzioni tra ospedali /strutture territoriali  e università, al fine di permetterne la sua stabilizzazione.
  4. Stanziamento di nuove borse di studio, e accesso alla professione di medico del 118 con la specializzazione in medicina d’urgenza, lasciando il corso di formazione in medicina generale soltanto alla medicina generale .

E’ NECESSARIO RIVEDERE TUTTO IL SISTEMA DELL’EMERGENZA IN ITALIA, perché se è vero che è indispensabile perché salva vite, è anche vero che solo un’organizzazione basata su una normativa nazionale lo potrà rendere universale e accessibile a tutti i cittadini da Nord a Sud della Penisola. Se gli ospedali sono sempre più lontani, allora il 118 deve poter essere vicino al cittadino, il quale deve poter contare su competenza e professionalità degli operatori sanitari formati e dipendenti del SSN.

*Responsabile settore emergenza territoriale Smi Marche.

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4 pensieri riguardo “Il medico del 118, un professionista che rischia di scomparire

  • 30/08/2018 in 5:02 pm
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    Verissimo quanto scritto. Io sono convenzionato da 20 anni a tempo indeterminato. Se non ci transitano alla dipendenza, appena posso me ne Vado!!

  • 31/08/2018 in 1:42 pm
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    Nulla di più vero
    Lavoro nel 118 dal 2002 in regime di convenzione a tempo indeterminato
    Attualmente la regione Puglia sta ipotizzando un’”agenzia”AREU che dovrebbe migliorare il contratto di noi medici !!!!
    Spero che nn sia solo apparente come tante altre analoghe situazioni
    Io intanto nel mio piccolo sto portando avanti la “battaglia “ dipendenza
    Infatti ho raccolto 200 firme nella mia Puglia

  • 02/09/2018 in 10:38 am
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    Purtroppo come sempre accade a decidere per noi,sono gli altri, per lo più politici,il cui obiettivo è organizzare il sistema, per creare un servizio tanto per fare..Dobbiamo cominciare a dar voce al nostro disagio, a dare visibilità al nostro ruolo.. Non dobbiamo permettere che ci ” distruggono”.

  • 17/12/2018 in 9:24 pm
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    Siamo degli eroi !!!

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