Caporalato in agricoltura: arrestato un pakistano che operava a Isola di Fano

ARCEVIA – L’Arma dei Carabinieri non abbassa la guardia e continua il contrasto al caporalato e allo sfruttamento dei braccianti agricoli. Ieri mattina, l’epilogo di un’articolata attività investigativa avviata con l’inizio della “campagna vitivinicola 2018” e coordinata dalla Procura di Ancona, culminata con l’arresto di un imprenditore pakistano, esercente attività di agricoltura per conto terzi, residente ad Arcevia, resosi responsabile del delitto di intermediazione e sfruttamento di manodopera, introdotto dalla recente legislazione sul lavoro con la modifica dell’art. 603-bis C.P..

Tutto è partito da un controllo stradale

Le indagini, svolte dai militari del Comando Stazione Carabinieri di Arcevia insieme al personale del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Ancona e Pesaro-Urbino, si sono svolte tra  Settembre e Ottobre 2018 e hanno interessato l’entroterra delle province di Ancona e Pesaro-Urbino; è stato ricostruito un preciso quadro probatorio che dimostra il reclutamento e la fornitura di manodopera a basso costo da impiegare nelle aziende agricole del territorio. L’imprenditore arrestato ha reiterato lo sfruttamento dei lavoratori, approfittando del loro stato di bisogno, in quanto cittadini immigrati richiedenti protezione internazionale, reclutati fra persone in cerca di lavoro ed in condizioni di indigenza, vulnerabilità e di estremo bisogno di lavorare e guadagnare per la sopravvivenza propria e dei rispettivi familiari rimasti nel paese di origine; poi, come evidenziato nel corso delle indagini durate diverse settimane e condotte anche con l’ausilio di strumentazioni tecniche e riprese video nei campi, li sottoponeva a condizioni di sfruttamento, obbligandoli a lavorare almeno dieci ore al giorno (ben oltre l’orario normale di lavoro giornaliero consentito), con paghe inferiori e palesemente “umilianti” e fortemente sproporzionate rispetto a quanto previsto dei CCNL di riferimento (appena  5 euro l’ora a fronte delle 9 euro previste dal contratto di riferimento), violando reiteratamente la normativa in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro sottoponendo i lavoratori a condizioni e situazioni alloggiative degradanti.

Costretti a vivere nel degrado e a pagare 200 euro al mese per vitto e alloggio

L’arresto, raccolti tali inconfutabili elementi, è scattato al termine di un accesso ispettivo eseguito in un vigneto delle campagne della frazione Isola di Fano del comune di Fossombrone, ove i Carabinieri hanno sorpreso nove lavoratori extracomunitari intenti nella vendemmia reclutati dal pakistano. Tutti e nove versavano in condizioni di sfruttamento: di essi due erano completamente non in regola (c.d.: ”in nero”). Notificate dal personale del comparto di specialità dell’Arma, sanzioni amministrative per 8.000 euro connesse con impiego di lavoratori senza la preventiva comunicazione di assunzione – violazioni normativa di sicurezza ed adottato, considerando che l’impiego di manodopera non in regola era superiore al 20% del personale occupato, il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.

I lavoratori erano costretti a vivere nel degrado, dormendo su materassi buttati sul pavimento di un appartamento fornito dall’imprenditore e mangiando un pasto caldo al giorno; “servizi” per i quali, sempre lo squallido imprenditore provvedeva poi a decurtare dalla paga mensile circa 200,00 euro.

L’arresto è stato convalidato ed il Giudice ha disposto nei confronti del pakistano la custodia cautelare in carcere pertanto è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Monteacuto.

Anche questa volta tutto è nato da un controllo alla circolazione stradale durante il quale tre pakistani, per giustificare la loro presenza ad Arcevia, avevano riferito ai militari di quella Stazione di trovarsi in zona per la vendemmia. Da lì l’intuizione del Comandante di Stazione che ha poi portato alla luce questa vicenda.

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