L’inferno è vuoto

di Antonino Pasqualino Di Gregorio

Sarebbe stato facile oggi suggerirvi un libro horror, che ne so alla Sleepy Hollow, oppure It di King, ma ormai dovreste conoscermi un po’, e non sono uno che va molto d’accordo con le ricorrenze. Diciamo che seleziono quelle che mi piacciono e quelle che non m’interessano. Ecco Ognissanti, diventata grazie alla cultura anglosassone “Halloween”, non è certamente tra le mie ricorrenze preferite.

Ho deciso, nondimeno, di non allontanarmi molto da una lettura che potrebbe essere assimilata al genere.

In effetti L’INFERNO E’ VUOTO di GIULIANO PESCE, pubblicato da Marcos y Marcos, è difficile da ingabbiare, ma se lo consideriamo un noir, un thriller, con alcune pagine che si spingono con le descrizioni un po’ in la, bene allora potrebbe essere anche una lettura da Halloween.

L’INFERNO E’ VUOTO è li pronto da essere suggerito già da qualche settimana. Tranquillo era li, sullo scaffale ad attendere il suo turno. Quasi come se mi dicesse: “tanto lo so che, prima o poi, arriverà il mio turno. Non ti metto fretta, ma ogni tanto butta l’occhio in questa direzione, ricordati che vuoi suggerirmi ai lettori”. In effetti qualche settimana fa è passato da Pesaro il suo autore, ho avuto il piacere di intervistare GIULIANO PESCE, ed è stata una vera e propria sorpresa. Lo scrittore più giovane che abbia intervistato fino ad oggi, un giovane uomo di neanche trent’anni. Mi è piaciuto molto lo scambio con lui, prima, durante e dopo la presentazione del libro. Mi è parso un uomo schietto, senza fronzoli, uno di quelli che non ha bisogno di girare molto intorno a quello che ti deve dire, e che ti dice esattamente ciò che vuole, quando vuole.
Diciamo che me l’aspettavo un po’ così, visto l’inizio del suo libro:

Non esiste alcuna verità; non esiste alcun dio.
Ho ricevuto più amore di quello che ho donato,
di questo vi ringrazio”.

Fabio non è riuscito a trattenere le lacrime. Si è unito alla commozione globale durante la lettura del biglietto in mondovisione: la voce profonda, accompagnata da un pandemonio di archi e pianoforte; le persone disperate sullo sfondo, le immagini del pontefice che sorride: i miracoli della sovraimpressione. Un papa suicida, poi: non è certo una cosa che si vede tutti i giorni. E il modo in cui si è buttato dalla finestra, durante l’Angelus, in mezzo ai fedeli, be’…”

Insomma se un libro inizia così, secondo me, mira in alto, perché se questo è l’inizio, poi cosa mi devo aspettare? Quanti altri colpi di scena? Personalmente è la prima volta che leggo in un thriller moderno che un papa che vive il nostro tempo si suicidi. Questa cosa mi ha incuriosito, ho dovuto continuare a leggerlo, ed ogni pagina che leggevo mi spingeva ad andare avanti, perché la storia è costruita bene, mi lascia sempre con il fiato sospeso, accadono continuamente cose che non mi aspetto, siamo quasi a metà libro quando:

Fabio si ferma: il sole sta tramontando.
Il papa, la Rossa, il Boss, don Quirico, il cardinal Bianchetti, la voce che lo chiama al telefono: tutto in una sola , asfissiante domenica. Camminare pare inutile; anzi: ha avuto l’effetto contrario. Un nugulo sempre più fitto di domande infesta la sua mente.
Una, però, è più pressante di tutte le altre: dove diavolo è finito?”

Quando leggo un libro cerco sempre di non fermarmi solo alla superficie della trama, anche in quello che di solito è definito genere di intrattenimento puro ci sono un sacco di allegorie e metafore. Il libro di GIULIANO PESCE, che mi ha ricordato come ambientazioni e velocità, i film di Guy Ritchie, Quentin Tarantino, i nostri The Young Pope o Suburra, mi ha posto li davanti al viso delle domande: abbiamo davvero così bisogno di tutte le sovrastrutture che ci siamo creati? Quante volte siamo noi stessi a complicarci un’esistenza che, se riuscissimo a vivere con semplicità, ci farebbe stare molto meglio?

Anche il più piccolo e semplice dei luoghi può mostrarsi come un labirinto a chi ha la mente confusa”

Buone letture
Buonavita

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