Il salmone del dubbio

di Paolo Pagnini

Mi diverto ad immaginarmelo, questo oscuro ma brillante professionista frustrato.

Me lo figuro proprio, questo sconosciuto economista di provincia, costretto, per vivere, a collaborare con uno studio legale. Oppure questo ricercatore, questo scienziato, che a discapito di tutto quello che ha studiato, si rassegna a fare l’assistente di un onesto e apprezzato professore universitario.

Intanto lui è lì che anticipa di qualche ora, giorno, mese, a volte anno, le migliori scoperte o le più acclamate teorie. Lui le ha già avute tutte, quelle intuizioni! Magari ci ha anche scritto su un paio di articoli, forse rimasti nel cassetto di qualche redazione. O addirittura anche pubblicati, purtroppo nel disinteresse generale.

Ha imparato a farsene una ragione. Con l’unico marginale effetto collaterale di un lieve bruciore dalle parti del fegato, ogni volta che i tg e i social sparano con gran risalto ed evidenza qualcuna delle sue scoperte, inevitabilmente attribuendola a qualcun altro.

Poi un giorno gli viene l’intuizione vincente. No, non è l’ennesima ottima teoria macroeconomica. No, non è l’ennesima geniale scoperta scientifica.

E’ una strategia di comunicazione, per così dire astutamente spregiudicata…

Come potremmo definirla? Ecco sì: una furbata!

Ed eccolo che cerca la più strampalata e assurda teoria complottista, la meno probabile e più fallimentare analisi economica, la più traballante e inconsistente pseudoscoperta medica da sposare ed avvalorare… e il gioco è fatto.

Sono o non sono io a tutti gli effetti uno scienziato? Oppure: qualcuno può smentirmi sul mio essere un titolato economista?

E dunque ecco come conquistare le prime pagine e far dilagare il messaggio sui social.

Dove milioni di entusiasti promotori dell’assurdo e magari anche qualche spregiudicato politico d’assalto non vedono l’ora di condividere “a gratis” qualunque cosa dia l’impressione di essere controcorrente (che questo già di per se “fa intelligenza”), a patto che sia attribuibile ad uno che possa (s)fregiarsi del titolo di scienziato o economista o comunque esperto di qualcosa, e non importa se la sua notorietà (fino a ieri tutt’altro che acclarata) esplode proprio e solo grazie alla fulminea divulgazione di cotanta stupefacente sapienza, in un loop autoreferenziale di strabiliante (ancorché inconsistente) efficacia!

Missione compiuta! Finalmente viene così raggiunta la meritata fama e notorietà! Forse sarà effimera, ma che importa? La botta adrenalinica del travolgente successo è incomparabilmente più gratificante del più longevo ma inesorabilmente più triste degli anonimati.

L’unico effetto indesiderato è il persistere, anzi l’aggravarsi di quel fastidioso effetto collaterale: il bruciore dalle parti del fegato, che si è fatto sempre più insistente e inoltre adesso è praticamente  costante.

Ma è lo scotto da pagare. E’ la fama, bellezza!

(mi sono fatto prestare il titolo dal mai sufficientemente rimpianto Douglas Adams, che così ha  intitolato il suo ultimo romanzo, purtroppo rimasto incompiuto).

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Paolo Pagnini

Paolo Pagnini

Sono nato, leggo, scrivo e vivo a Pesaro. Qualcuno un giorno mi ha definito "divulgatore trasversale"

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