Rock and Resilienza – Paola Maugeri

di Antonino Pasqualino Di Gregorio

Manca ormai meno di un mese a Natale, ed è inutile girarci intorno, tutti siamo già curiosi di sapere cosa ci regaleranno, i nostri cari.

Manca davvero poco a Natale potrei iniziare con il suggerirvi libri che, a mio parere, possano essere anche belli da regalare oltre che da leggere. Voi potreste acquistare i vostri regali con qualche settimana in anticipo e non rincorrere i librai alla vigilia di Natale, lungo la via, perché riaprano il negozio, “per il libro che desiderava tanto vostra sorella”. Io a mia sorella, l’ho già comprato.

Vista la premessa oggi vi suggerisco un libro che, rubando le parole ad uno dei miei scrittori preferiti, è anche “un bell’oggetto libro” da regalare (mi sento risuonare nelle orecchie il suo accento torinese mentre lo dice).

L’autrice di questo libro, mi è quasi coetanea oltre che conterranea, è uno dei miei punti di riferimento quando si parla di giornalismo musicale. Mi ha sempre dato l’impressione di essere una che sa cosa dice, quando lo dice; per questo mi fido, per questo la seguo da oltre venti anni.

PAOLA MAUGERI, nel novembre del 2017 ha scritto un libro che non è solo un libro musicale, ma è un libro dirompente a partire dal titolo:

ROCK and RESILIENZA come la musica insegna a stare al mondo.

Ha già avuto diverse ristampe e ve lo suggerisco perché, dopo un anno dall’uscita sono riuscito a leggerlo. Come sospettavo mi è piaciuto un sacco.

Un suggerimento nel suggerimento, ogni capitolo (sono 14) è il titolo di una canzone, la didascalia arriverà leggendolo. Per esempio il primo capitolo ha per titolo Space Oddity – David Bowie, 1969.

Ecco, il mio suggerimento: provate a leggere il capitolo di riferimento ascoltando il brano dal quale prende il titolo? Per magia, avrà tutto un altro sapore.

Facciamo un esempio? Partiamo proprio da qui. Accedete al vostro dispensatore di musica liquida (Spotify, Apple music, you tube, ecc…). Selezionate: Space Oddity, David Bowie. Fatto? (mi sento molto Muciaccia…), adesso iniziamo:

Come un materiale che non si spezza nonostante venga sottoposto a ripetuti colpi, anche noi siamo in grado di sviluppare la capacità di resistere agli urti e alle difficoltà. Questa capacità si chiama resilienza ed è in grado di trasformarci in persone capaci di vivere la quotidianità con la consapevolezza e l’assertività necessarie per una esistenza di valore. Essere Resilienti è più che resistere, significa imparare a vivere facendo dell’ostacolo un trampolino di lancio, della fragilità una ricchezza, della debolezza una forza, dell’impossibilità una serie di possibilità.”

Vi sentite più “torre di controllo” o “Maggiore Tom”?

Potete continuare a sentire Bowie, anche mentre leggete il resto o vogliamo provare a cambiare musica?

Selezionate She’s leaving Home, The Beatles.

No PAOLA MAUGERI, non ha intervistato i Beatles, ma probabilmente quelli che, in un certo senso, più ci si avvicinano per l’impatto della loro musica sul mondo dagli anni ottanta ad oggi:

Non avevo ancora incontrato gli U2 ma mi risuonavano dentro. Erano la dimostrazione vivente di cosa significhi la musica come forma di riscatto sociale. Voler far parte di una band come soluzione alla propria solitudine, scegliere di suonare come via di fuga da una realtà che non ti assomiglia. Scrivere canzoni per proiettare un’immagine positva di sé e per trovare fiducia nelle proprie capacità e risorse laddove la via della resilienza implica disagio emotivo che se convertito in arte raggiunge la sua trasformazione e, perché no, anche la sua sublimazione. Non vedevo l’ora d’incontrarli”

A cosa servono gli eroi? i supereroi? i semidei? Forse a tracciare una strada? Forse per invitarci a percorrerla? O  forse per dirci che non esistono il bene ed il male assoluto, ma parte di ognuno di esso in ognuno di noi. Noi siamo chi scegliamo di essere quando alimentiamo una o l’altra parte di noi stessi.

Voi chi siete oggi? E chi vorreste essere domani?

Buone letture

BUONAVITA

 

Post scriptum: ad ottobre del 2016 ho conosciuto Paola Maugeri, in un incontro di qualche secondo, mi sono sentito emozionato come un bambino, ma questa è un’altra storia …

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