Natale di sangue: ucciso in via Bovio fratello di un pentito, ecco la sua storia

Il natale non ferma la mano degli assassini arrivati a Pesaro per una vera e propria esecuzione sommaria in pieno centro. Due killer incappucciati, hanno atteso Marcello Bruzzese, 51 anni di origini calabresi, vittima designata con la colpa di essere il fratello di un collaboratore di giustizia. Hanno aspettato che arrivasse la sua automobile, intorno alle 18:30, che a un certo punto rallenta per entrare in garage, è il momento in cui parte un fuoco violentissimo, si stimano oltre 30 colpi anche se la scientifica ha ritrovato 24 bossoli a terra. 15 sono andati a segno, senza lasciare alla vittima nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo; la morte infatti è stata praticamente istantanea, così come l’arrivo delle forze dell’ordine sul posto, chiamate dai vicini di casa spaventati dalla gragnuola di colpi, ma i due assassini erano già fuggiti a piedi mischiandosi alla folla delle vie del centro, anche se sono stati subito attivati dei posti di blocco in tutte le uscite della città.

Del caso si stanno interessando i magistrati Maria Letizia Fucci, che era di turnno ieri sera, il Procuratore della Repubblica Cristina Tedeschini, il Pubblico Ministero Fabrizio Narbone e la direzione distrettuale antimafia di Ancona.

Secondo le prime ricostruzioni, pare che Bruzzese fosse una persona gentile e riservata, un uomo mite, sposato e con due figli, che si era trasferito con la famiglia in un appartamento al numero 28 di via Bovio, in un appartamento  pagato dal ministero degli Interni secondo lo speciale programma di protezione.

A metà degli anni ’90 era miracolosamente sopravvissuto a un altro agguato in Calabria, dove persero la vita il padre Domenico e un parente.

La fuga dalla Calabria con la protezione dello Stato

Secondo quanto riportato da Repubblica, Marcello Bruzzese è il fratello di Girolamo Biagio, collaboratore di giustizia dai primi anni Duemila. La loro non è una famiglia di boss, ma nella gerarchia della ‘ndrangheta, fino agli anni Novanta, vantavano un posto di rango. Il padre Domenico (ucciso nell’agguato del 1995) era il braccio destro del potentissimo boss Teodoro Crea, padrone incontrastato dell’economia, della politica e dell’amministrazione di Rizziconi, nella Piana di Gioia Tauro.

La posizione e le conoscenze di Domenico Bruzzese furono in parte ereditate dal figlio Girolamo, che in questo modo ha potuto conoscere molti dei segreti del clan, poi rivelati ai magistrati dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia. Le sue dichiarazioni consentirono all’epoca di conoscere i politici a disposizione della cosca Crea e portare anche all’arresto dell’esponente dell’Udc, Pasquale Inzitari.

Marcello invece non aveva seguito lo stesso percorso, anche dopo il pentimento del fratello sarebbe rimasto per anni in Calabria. Tuttavia, secondo indiscrezioni, da qualche tempo avrebbe tentato di distaccarsi dall’asfissiante ambiente della Piana. Dopo un primo tentativo di trasferimento al Nord, da tre anni insieme alla famiglia aveva messo radici a Pesaro: protetto dallo Stato, ma questo non è bastato a metterlo in salvo.

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