Un anno (vecchio) da buttare?

di Paolo Pagnini

Ho un numero sufficiente di notti di fineanno sulle spalle da ricordarmi benissimo di quella antica e pericolosa usanza del lancio di oggetti vecchi dalla finestra!

Oggi può sembrare una fantasia esagerata e buona al massino per essere spunto per una scena  memorabile dal celebre capodanno di Fantozzi (https://youtu.be/h_c2_3yMgeM), ma posso assicurare di avere invece il ricordo abbastanza preciso non solo del per nulla esagerato monito “a fare attenzione a quello che cascava dall’alto” da parte dei miei genitori alle mie prime uscite capodannesche, ma anche delle strade della nostra città se non proprio invase, comunque discretamente ingombre di cocci, vecchi elettrodomestici e giocattoli rotti, tra i quali slalomare con non troppo sobria perizia automobilistica al più che tardivo rientro a casa.

Insomma, un vero pericolo, reso ancora meno sopportabile dal fatto che io ero già e sono ancora uno che non butterebbe via mai proprio nulla.

E se da una parte oggi gioisco nel veder tornare ad antichi splendori, prestigiosi oggetti finalmente passati dal banale status di “vecchi” a quello molto più suggestivo (e ricercato) di “d’epoca” (penso a componenti hi-fi, a sci e scarponi, a racchette da tennis, a piccoli elettrodomestici…) dall’altra continuo a disfarmi con molta difficoltà anche di banali oggetti di uso quotidiano.

Ad esempio, a proposito di quotidiano, confesso che anche il quotidiano locale, comprato magari perché c’è un articolo che mi riguarda, anche dopo aver messo via la pagina in questione, prima di essere buttato, sta un po’ in quarantena…

Il fatto è che non riesco mai a buttare a cuor leggero tutto quello che è costato ingegno e impegno di ricerca e scrittura. Per cui, naturalmente non butto mai un libro, ma ho anche conservato l’intero anno 1976 de L’Espresso (ricevuto come “premio” per aver partecipato ad un concorso letterario) che sta lì, insieme a periodici spesso acquistati dal primo all’ultimo numero, come ad esempio “Smemoranda” (pubblicato da ottobre 1993 a dicembre 1996) o Comix, King, Stereoplay, Suono, Il Mucchio Selvaggio, Pulp, Duel, MacFormat, Applicando (…) con il supplemento di una attitudine fortemente condizionata dall’animo del collezionista…

Ma, come ho detto, il problema è un po’ più ampio. Ci sono anche altre categorie di oggetti dei quali non riesco a disfarmi senza un sospiro.

Tra questi alcuni bei i contenitori, di prodotti alimentari e non. Insomma, bottiglie, barattoli e vasetti e anche, lo ammetto, certe solide scatole di cartone, che dopo l’uso originario, ovvero una volta esaurito il contenuto, non esauriscono invece affatto la loro piena funzionalità.

E si ha un bel dire che attraverso la raccolta differenziata il materiale di cui sono composti rinasce a nuova vita. Quello che a me non va giù, è che in tanti casi non ci sarebbe proprio bisogno di avviare un ciclo butta-rompi-impasta-ricrea, per poter riutilizzare qualcosa che ancora funziona perfettamente.

Insomma, possibile che non ci sia modo di riutilizzare, prima di buttare?

Ma guarda un po’ te a cosa finisco per dedicare questa mia Moka di fine anno!

Nientemeno che all’immondizia e alla sua raccolta in modo più o meno differenziato!

Ma non avevo un argomento un po’ più nobile? Una teoria finemente arguta? Una filosofia sorprendentemente controcorrente? Qualcosa di degno, per fare un bell’augurio di Buon Anno?

Beh, sai cosa faccio? Fingo che sia tutta una metafora, per dire che io, prima di buttarlo del tutto, questo anno che sta finendo, voglio guardaci un po’ dentro, voglio cercare con attenzione, voglio vedere se ci trovo qualcosa che ancora funziona…

Intanto auguro a tutti un 2019 pieno di cose. Lasciando ad ognuno la massima libertà nel valutarne il livello di (in)utilità!

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Paolo Pagnini

Paolo Pagnini

Sono nato, leggo, scrivo e vivo a Pesaro. Qualcuno un giorno mi ha definito "divulgatore trasversale"

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