Fusione Comuni: un “No” senza peso politico

di Franco Elisei 

Il No referendario, in questo caso, non ha prodotto alcun effetto. Montemaggiore al Metauro con i suoi 936 oppositori, non è riuscito a fermare la nascita del nuovo Comune Colli al Metauro. Per una rigida applicazione delle norme, quel No è stato superato dai Sì di altri Comuni. O meglio, “ignorato” come sostengono i contestatori. O meglio ancora “inglobato”, come sottolineano gli interpreti della legge, nei voti espressi da Saltara e Serrungarina, dato che si tratta della “costituzione di un nuovo Comune per fusione” e non una “fusione per incorporazione” come poteva essere quella tra Pesaro e Mombaroccio. In altre parole, tutti i Sì e i No dei tre Comuni chiamati ai seggi, vanno sommati e valutati nel loro complesso. Non va considerato il risultato di una singola realtà. Montemaggiore, non può “chiamarsi fuori”, lasciando solo a Saltara e Serrungarina la scelta di fondersi tra loro. Dura lex sed lex.

Cittadini consapevoli?

Ma al di là dell’interpretazione o dell’applicazione delle norme, resta un interrogativo: i cittadini erano consapevoli che il loro voto sarebbe finito nel “calderone” generale di tutti e tre i Comuni? Erano consapevoli che una realtà più popolosa (in questo caso Saltara con i suoi 5259 elettori contro i 2139 di Serrungarina e 2295 di Montemaggiore), avrebbe ovviamente, sbilanciato il risultato finale? Anzi, avrebbe potuto da sola, determinare l’assenso o il rifiuto alla fusione di tutti quanti?  (Un’eventualità che dovrebbe far riflettere sulla sua valenza democratica). Dalle reazioni e dai commenti, sembrerebbe di no. Erano convinti che se avesse vinto il No, avrebbero potuto “sfilarsi” dal progetto. Era stato loro assicurato che di fronte al rifiuto di un solo Comune, l’iter – almeno per quella realtà – si sarebbe fermato.

No “semplice parere”

Erano convinti soprattutto che un referendum, seppur solo consultivo e non vincolante, avesse comunque un “peso” politico. E non fosse risolto a “semplice parere”. A bocce ferme si sono chiesti: ma allora, la volontà popolare – nel momento in cui viene richiesta – conta o non conta? Eppure a Montemaggiore, più di Saltara e più di Serrungarina, quel voto era sentito. Eccome. Più del 63 per cento era accorso alle urne, contro il 44% di Saltara e il 47% di Serrungarina. E più del 64 per cento aveva sconfessato il voto dello stesso suo Consiglio comunale che in precedenza si era espresso a favore della fusione. Ma niente da fare.

Un voto “informato”

La nascita di nuove realtà comunali per aggregazione ha indubbiamente i suoi vantaggi. “Piccolo e bello” non è più sostenibile, neppure se riferito ai soli confini territoriali. Ma rinunciare “sic et simpliciter” a una frammentazione storica, in nome di una bilancia economica, non è poi così semplice. In una regione dai mille campanili è una decisione che va maturata consapevolmente da parte dei cittadini. Ai quali, anche in questo caso, non va chiesto solo un sintetico parere, ma una specie di “consenso ancor più informato”. Senza tralasciare nulla su effetti e procedure. Come nella sanità.

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Franco Elisei

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Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche

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