Pesaro Studi cancellata, non è risparmio ma perdita

di Franco Elisei

La fine di Pesaro Studi era stata decretata da tempo, ora si avvicina a grandi passi. Tutti, maggioranza e opposizione considerano la struttura universitaria come un  progetto costoso e datato. Senza senso. Da chiudere definitivamente dopo 15 anni di vita.

Confindustria, Fondazione Cassa di risparmio, Camera di commercio si sono sfilate progressivamente, poi é stata la volta del Comune, che non poteva comprensibilmente sostenerne da solo il peso economico. La “colpa” di questo progetto é che apparentemente non restituisce risorse in termini di indotto, ma appare solo una spesa. Per giustificare la chiusura si invoca un inutile “spreco di euro“. “Tanto – viene detto – c’è la vicina università di Urbino“.

Ancora una volta il metro di misura preso in esame é solo il peso del denaro. Non quello della formazione culturale, che può invece dare prestigio e arricchire la comunità sotto molteplici aspetti. Una sede universitaria porta con sé risorse intellettuali e professionali capaci di aprire anche prospettive economiche. Un valore che altre realtà auspicherebbero. Non solo: avere una sede universitaria è sinonimo non solo di conoscenze e future professionalità ma anche di rinnovamento, sviluppo e vivacità. Proprio quella vivacità tanto cara all’amministrazione comunale di Pesaro.

I numeri

Di solito viene elencata l’entità del costo sostenuto. Il Comune afferma di avere investito in questi anni 13 milioni di euro. Ma esistono altri numeri da considerare: oltre 1300 laureati tra lingue orientali, scienze della comunicazione e pubblicità ai quali vanno aggiunti quelli di ingegneria e infermieristica. Significa in pratica un investimento inferiore ai 10 mila euro per studente. A Urbino proprio una recente indagine ha rilevato che la ricchezza economica e i consumi della città di Raffaello derivano per la maggior parte proprio dalla presenza degli studenti. A Pesaro, negli anni pre-crisi si pensava addirittura di trasferire la sede universitaria in pieno centro, nell’ex San Domenico ristrutturato. Quindi si credeva sia nell’idea che nel valore del progetto.

Tagliare invece di correggere

Nel corso di questi ultimi mesi era maturata anche l’eventualità di tarare maggiormente gli attuali indirizzi universitari al mercato del lavoro, adeguare cioè la formazione alle effettive possibilità di occupazione. Rimodulare gli insegnamenti alle nuove tendenze produttive. Un cambiamento oculato, appropriato e in linea con l’idea illuminante che ne aveva dettato l’apertura. Ma come al solito se il progetto non funziona, spesso si cancella totalmente, non si modifica. Se l’idea di per sé è ritenuta giusta e opportuna, non si dovrebbe eliminare, ma adeguarla alle nuove esigenze, all’andamento di mercato. Purtroppo i percorsi storici insegnano che é molto più semplice tagliare che correggere. Così pure a livello produttivo e occupazionale: per risparmiare, si taglia esclusivamente, senza  investire neppure una parte delle voci cancellate, in prospettive diverse di mercato.

Le aule per elementari e medie

In realtà sembra emergere anche un’altra esigenza. Quelle aule di viale Trieste servirebbero per trasferirvi scuole elementari e medie che necessitano di opere costose di manutenzione e messa a norma. La destinazione resterebbe scolastica. Ma non appare consolante. Perdere una sede universitaria, ancorché piccola, non può suonare come mezzo di risparmio. È’ solo una perdita.

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Franco Elisei

Franco Elisei

Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche

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