Bimbo morto per otite, la fiducia non può essere cieca

 

di Franco Elisei

Salute e Giustizia, due diritti. E molti cittadini, per esercitarli, si devono affidare quasi completamente a professionisti. Ovvero, come chiariscono i dizionari, devono “abbandonarsi alla protezione di qualcuno”, “lasciare con fiducia qualcosa o qualcuno alla cura di altri”. Soprattutto se non si ha conoscenza della materia e senza conoscenza non si possiede spesso neppure quella consapevolezza che aiuta a decidere.

E’ appunto quello che capita quando si viene coinvolti in pratiche legali e in problemi di salute. Ed è quello che, a quanto risulta al momento, emerge dall’assurda morte di Francesco, il bimbo di sette anni, colpito da otite poi degenerata in encefalite fatale, dove sembra trapelare una fiducia totale e incondizionata da parte dei genitori verso le modalità di cura del professionista medico che predicava la bontà dell’omeopatia. E che ora si trova indagato per omicidio colposo insieme ai genitori del piccolo.

Limiti e responsabilità

Al di là delle responsabilità penali, che la magistratura è chiamata a valutare ed eventualmente a riconoscere, il caso fa riflettere su altri tipi di responsabilità e solleva problemi di tipo culturale, strettamente collegati alla conoscenza e alla fiducia. E non solo. Apre a responsabilità genitoriali e si porta dietro pesanti oneri morali e deontologici.

Assurdo nel ventunesimo secolo morire a sette anni per un’otite, ma appare anche troppo facile demonizzare tout court l’omeopatia, difesa da medici stimati e da molti pazienti, che ne hanno tratto effettivo beneficio. Più opportuno e appropriato sarebbe conoscerne i limiti. Che ogni scienza nasconde. Ne ha anche la medicina allopatica. E chi può riconoscerli al meglio, se non il medico, depositario della competenza in materia? A differenza dei pazienti che, quella scienza, in gran parte ignorano. Senza immergersi, entrambe le parti, in tesi ostinate. Un cambiamento culturale è necessario. In tutti i soggetti interessati.

No a burattini inconsapevoli

Ma quanta consapevolezza hanno i genitori nella scelta della cura per i figli minori? A livello di conoscenza medico-scientifica probabilmente poca, al massimo di livello superficiale. Tanto da risultare “disarmati” di fronte a complicazioni improvvise. A livello di approccio culturale, invece, dovrebbero averne molta di più. Che si lega strettamente al senso del dubbio. Che non va mai perso. E che rende capaci di mettere e mettersi in discussione. Quel dubbio che deve instaurarsi, anche a livello medico, a maggior ragione, dopo non aver visto risultati apprezzabili alle cure, anzi visibili peggioramenti. Il dubbio significa capacità di cambiare percorso, significa abbandonare l’atteggiamento acritico per assumere la responsabilità morale di avere fatto il possibile. L’approccio critico è fondamentale in ogni settore. E non vuol dire contestazione a priori, ma capacità di valutazione e successiva consapevolezza decisionale. Nella salute e nella giustizia appare, come detto, comprensibile affidarsi, ma la fiducia riposta non deve essere cieca. Non può. Va vigilata passo per passo. Per non trasformarci in burattini inconsapevoli.

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Franco Elisei

Franco Elisei

Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche

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