Finita la favola del modello marchigiano, a Pesaro chiuse 409 aziende in 9 mesi

di Stefano Mascioni

PESARO –  Il virtuoso “modello marchigiano”, reso famoso dall’economista Giorgio Fuà, non esiste più. Stritolato dalle sfide della globalizzazione, il concetto di “piccolo è bello” è ormai un ricordo sbiadito, specialmente in provincia di Pesaro, dove i dati diffusi dal centro studi della CNA, certificano un vero e proprio tracollo.

Nei primi nove mesi del 2018 ben 409 imprese si sono arrese e hanno chiuso i battenti, registrando  un impietoso -1,2% rispetto al totale delle imprese attive ad inizio 2018.

Se si analizza un periodo più lungo, il risultato è da brividi; nel 2009 le imprese attive in provincia di Pesro erano 39.598 oggi sono 35.048,  come dire che 4.550 aziende, pari al 12% del totale, sono scomparse.

Nessuno nelle Marche ha fatto peggio di Pesaro, considerando che nelle altre province i dati sono meno drammatici: Ascoli: – 0,8%; Ancona: – 4,4%; Macerata: -6%; Fermo: -9,7%.

A soffrire maggiormente è la manifattura pesarese, passata da 5.517 imprese nel 2009 a 4.509: il 19% in meno con Ancona che invece si è fermata ad un 5,8% in meno; Ascoli ad un -2,8%).

E non va meglio per le  costruzioni, considerando che in dieci anni si sono 1.664 imprese (erano ben 6.661) con un drammatico – 25% mentre nello stesso periodo Ancona ha totalizzato un – 8,2%. Non cambia la solfa  nei trasporti con un 20,4% in meno.

C’è solo un comparto dove la provincia di Pesaro e Urbino va leggermente meglio: il turismo. Con 2.566 imprese al 30 settembre rispetto alle 2.425 del 2009, il settore guadagna un 4,2% in più. Ma anche qui fanno meglio le province di Ancona (16% in più) e di Ascoli (17% in più).

Barilari: “paghiamo la mancanza di infrastrutture”

La lettura di questi dati è sconfortante –spiega  Alberto Barilarie conferma ciò che andiamo dicendo da tempo. Ovvero che questa provincia sta pagando più delle altre il prezzo della crisi e che il quadro di un territorio si è ormai trasformato definitivamente. La manifattura, non è più uno dei pilastri del tessuto economico. In questi anni è aumentata la richiesta di servizi ma è diminuita la produzione. In qualche modo questa provincia non solo non ha saputo assecondare il cambiamento ma ha pagato più di altre la sua vocazione prettamente manifatturiera e la mancanza di infrastrutture”.

Hanno chiuso in tanti, troppi – dice invece il segretario provinciale della CNA Moreno Bordonie noi lo abbiamo detto in continuazione in questi dieci anni. Hanno fatto molto meno rumore le 4.550 serrande di piccoli laboratori e officine che si sono abbassate rispetto ai cancelli di ingresso di qualche marchio più famoso. Non è vero, come sostiene qualcuno, che la crisi sia servita ad una “scrematura”, ovvero ad eliminare dal mercato le aziende peggiori. Si è perso invece una grande fetta di quel patrimonio di piccole imprese ricche di esperienza, qualità e professionalità. Aziende che hanno subìto i contraccolpi della crisi e che hanno pagato per prime la crisi dei mercati”.

Secondo Bordoni e Barilari, è necessario “rendere operativi tutti gli strumenti necessari a sostenere il settore della piccola e media impresa. Innanzitutto credito, agevolazioni per le start-up, riduzione della tassazione locale e degli adempimenti burocratici; estensione della banda larga a tutta la provincia; adeguamento e potenziamento delle infrastrutture, reti tra imprese e iniziative per l’internazionalizzazione; sono misure sulle quali lavorare al più presto se vogliamo cercare di invertire la tendenza”.

Condividi

Stefano Mascioni

Milanese per vocazione, innamorato della provincia di Pesaro, tra i primi in Italia a diventare giornalista professionista lavorando per una testata online. Il sogno proibito: fare informazione di qualità.

stefano-mascioni has 168 posts and counting.See all posts by stefano-mascioni

Un pensiero riguardo “Finita la favola del modello marchigiano, a Pesaro chiuse 409 aziende in 9 mesi

  • 02/11/2018 in 12:28 pm
    Permalink

    Articolo professionale frutto di una ricerca: esaustivo e dettagliato. Complimenti al giornalista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ok
Questo sito utilizza cookies di profilazione e di terze parti che consentono di migliorare i nostri servizi per l'utenza. Continuando a navigare, accetti l'utilizzo dei cookies da parte di questo sito