Non si può morire ballando

di Stefano Mascioni

Di fronte alle tragedie come quella che si è abbattuta su Corinaldo questa notte, andrebbe rispettata, senza giudicare, ogni forma di dolore.

Il silenzio come i fiumi di parole, le lacrime come la misura, le grida come il desiderio di solitudine. Perché solo chi vive sulla propria pelle una ferita così brutale può scegliere come reagire.

Morire ragazzi per essere andati a ballare è una sorte che toglierebbe il senno a qualsiasi genitore, perché l’onda lunga di questa catastrofe si propaga anche nelle famiglie di chi si è salvato, di chi non è riuscito ad entrare, di chi per puro caso non si trovava su quel maledetto ponticello crollato. E toglierà il sonno per anni, ai genitori che sapranno i propri figli fuori, di notte, in un posto che potrebbe diventare una nuova trappola fatale.

Perché un idiota che s’inventa uno scherzo di pessimo gusto ci sarà sempre.

Basta pensare che non più tardi dello scorso anno, sempre a un concerto dello stesso personaggio che ieri si esibiva al Mamamia di Senigallia, fu spruzzato allo stesso modo un gas urticante e solo per un caso, non ci fu la tragedia. Così come a Modena, a Parma, a Ravenna, a Verona. Stesso cantante, stesso copione.

Superato lo spettro delle stragi del sabato sera, ora l’incubo è lo spray urticante, un prodotto che forse andrebbe meglio regolamentato tracciando in maniera precisa chi lo acquista. Come si fa con le armi. 

La nostra provincia paga un prezzo pesantissimo in questa strage, una ragazzina di Fano, una di Pesaro, uno di Frontone, in segno di rispetto moltissimi eventi sono stati cancellati e c’è da chiedersi cosa ne sarà del veglione di fine anno, che proprio alcuni membri dello staff che anima la Lanterna Azzurra, pare vogliano realizzare in una tensostruttura da montare nel parco dell’aeroporto di Fano.  

Perché come ha detto lo stesso Ministro dell’Interno Matteo Salvini durante il sopralluogo alla discoteca maledetta, le regole ci sono già, specialmente dopo i fatti di Torino e la direttiva Gabrielli, ogni assembramento di persone, anche minimo, deve rispettare certi parametri di sicurezza. E invece continua ad accadere che i locali si riempiono fino a scoppiare, quasi come se la calca fosse la garanzia del divertimento. File interminabili per fare qualunque cosa il metro del successo, quando il buon senso farebbe pensare all’esatto contrario. Cosa c’è di tanto affascinante nello stare compressi in pochi metri quadrati mentre l’aria diventa pesante? Quale modello di divertimento si sta sviluppando tra i nostri ragazzi? E soprattutto, perché se ci sono delle regole precise, inasprite proprio dalla direttiva Gabrielli, continuano a capitare queste cose?

Questa è la domanda più pesante a cui i responsabili dovranno rispondere, avendo sulla coscienza sei vite spezzate e altre 12 che lottano tra la vita e la morte nei nostri ospedali, nella nostra regione operosa che forse non si sa più divertire senza rischiare la vita.

La redazione de IlFoglia.it rispetterà il lutto regionale ed è vicina con il cuore alle famiglie delle vittime e a quelle di chi sta lottando per rimanere tra noi.

 

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Stefano Mascioni

Milanese per vocazione, innamorato della provincia di Pesaro, tra i primi in Italia a diventare giornalista professionista lavorando per una testata online. Il sogno proibito: fare informazione di qualità.

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