Noi, medici del 118, speriamo nel tribunale per vedere riconosciuti i nostri diritti

di Santina Catanese*

GENTILE DIRETTORE ,un altro anno sta volgendo al termine, una nuova legge di bilancio sta per essere varata  e nulla è stato fatto dal nostro governo per uniformare su tutto il territorio nazionale il sistema dell’emergenza/urgenza territoriale, al fine di garantire a tutti i cittadini dal nord al sud  lo stesso livello di assistenza per lo meno nelle condizioni di urgenza. 

Le Regioni hanno in mano l’organizzazione dei servizi dell’emergenza/urgenza e la consapevolezza  che vivremo a lungo la “frammentazione” e le “disuguaglianze”  nell’erogazione dei servizi sanitari  basilari è tangibile: il governo centrale preferisce chiudere gli occhi e le orecchie di fronte ad un sistema che meriterebbe di essere revisionato da cima a fondo.

L’emergenza territoriale sta attraversando brutti momenti: tutti sono contro tutti, in un sistema ideale, ogni professione troverebbe il suo spazio, il suo ruolo e la sua propria  funzione, non sarebbe necessario mettere infermieri contro medici, o contro volontari e viceversa, non si arriverebbe a radiare da un albo professionale un medico per motivi essenzialmente di politica sanitaria, e non leggeremmo articoli su articoli o commenti su commenti a favore di una categoria o a svantaggio di un’altra.

La verità è piuttosto un ‘altra : serve più professionalità per tutti, ma la professionalità ha un costo e chi lo dovrebbe sostenere preferisce soluzioni “tampone”.

Sul territorio  tutte le categorie professionali sono necessarie,  dal volontario all’infermiere, al medico e quest’ultimo serve meno volte ma la centrale operativa del 118 dovrebbe inviare l’equipaggio giusto nell’intervento giusto.

Sul territorio è già presente il medico di famiglia e della continuità assistenziale, l’attività del medico dell’emergenza non deve confondersi ne’ sostituirsi a queste figure professionali, altrimenti rischiamo di avere una ridondanza di personale medico troppo onerosa e costosa a carico dei cittadini.

Purtroppo i medici di base che si recano a domicilio del paziente sono sempre meno, e anche le chiamate alla continuità assistenziale vengono spesso dirottate al 118, così accade  che il pronto soccorso si riempie di pazienti che in realtà potrebbero essere visti trattati a domicilio.

Il medico del 118 dovrebbe essere  chiamato solo per la gestione  delle emergenze/urgenze vere, mentre spesso si trova  a dover fare il “medico di base con le sirene”.

Di fatti c’e’ parecchia confusione anche a livello formativo e giuridico per la figura del medico del 118. Sarebbe troppo semplice e facile stabilire una volta per tutte l’unica strada percorribile per la formazione del medico dell’emergenza/territoriale, ovvero la specializzazione in medicina d’urgenza.

Invece ogni Regione continua a decidere a modo suo: cosi’ alcune stabilizzano a tempo indeterminato nell’ambito della convenzione medici a tempo determinato con alle spalle una lunga esperienza professionale ma solo con un corso formativo per l’emergenza  di circa 600 ore, altre decidono l’iscrizione in sovrannumero senza borse di studio al corso triennale di medicina generale per stabilizzare, sempre nell’ambito della convenzione, i medici assunti a tempo determinato. Si continua a parlare di convenzione nell’ambito di un settore lavorativo dove la libera professione non ci azzecca!

Perché non si riesce a capire che il medico dell’emergenza deve essere unico, lo stesso che lavora nei pronto soccorso? E’ necessario professionalizzare le figure sanitarie, non creare chimere! E’ necessario spendere, non risparmiare lasciando i contratti per l’emergenza nell’ambito delle convenzione con notevole risparmio per le casse delle ASL. Infatti con questa modalità contrattuale si sfrutta il lavoro di chi non può godere di diritti  perché si tratta di medici senza diritti e se stanno male o si fanno male sul lavoro, non ricevono lo stipendIo per le ore non lavorate, cosi’  per il risarcimento si devono rivolgere  alle assicurazioni chiedendo alle ASL certificazioni con richiesta in marca da bollo.

Nella sanità pubblica devono lavorare tutti con lo stesso contratto, ovvero quello della dipendenza, ma ciò ha un costo perché prevede formazione e contratti con diritti, lo dice  la Costituzione Italiana, scritta saggiamente, ma non  saggiamente rispettata neanche dai nostri Governatori Regionali.

Non ci rimane che sperare nella Giustizia, alla quale, noi medici del 118  delle Marche che viviamo la nostra condizione lavorativa con un senso di profonda frustrazione, ci siamo rivolti e ci auguriamo che il nuovo anno ci regali almeno una bella sentenza dalla Corte D’appello di Ancona, quella che ponga fine ad ogni forma di discriminazione nell’ambito lavorativo, perché non è accettabile  che nell’ambito di uno stesso settore lavorino medici con diritti e altri con meno diritti.

Qualora il tribunale di Ancona rigettasse la nostra causa, mi auguro che la stessa ci venga accolta dalla Corte Suprema di Strasburgo, alla quale siamo pronti a rivolgersi come ultimo passo del nostro percorso di lotta, di battaglie e di speranza.

Speriamo che il nostro governo riesca a produrre la normativa che noi medici dell’emergenza aspettiamo da sempre, ovvero quella che stabilisca che i medici dell’emergenza devono avere lo stesso contratto con gli stessi diritti e una formazione unica, quella che passa attraverso la specializzazione in medicina d’urgenza, affinché tutti i cittadini d’Italia in urgenza possano avvalersi a casa così come in ospedale, di personale medico con le medesime competenze : allora si  potrà parlare  di “continuità delle cure”, altrimenti questo concetto sarà destinato a rimanere teorico e astratto.

*Medico E.T. MARCHE

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