Altruismo vero, meritevole

di Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina

Tema apparentemente semplice, mentre invece di certo non facile e anzi molto complesso, poiché viene inteso di solito in modi e maniere superficiali e molto banali.

Ritengo che, al di là delle facili definizioni, non basti considerarlo in due parole: il contrario dell’ egoismo, oppure semplicemente come “inclinazione o amore verso il prossimo”. A mio avviso si dovrebbero approfondire le vere e serie implicazioni, per averne una giusta comprensione.

Allora, innanzi tutto, premetterei che nasce da sentimenti e predisposizioni legati ad una personale e fondamentale condizione : “avere da dare”. Perché se invece uno ha egli stesso  bisogno di avere aiuto, conforto, ecc., poi di certo non potrà mai dare o comunque essere disposto ad occuparsi di un altro e sarà per forza egoista. D’altronde è chiaro e meglio comprensibile con un semplice esempio: per potere dare qualcosa, bisogna averla.

E non mi riferisco solo a beni materiali, ma a qualsiasi cosa: tempo, amicizie, solidarietà, competenze, ecc. Poi dobbiamo intenderci onestamente e  obiettivamente su ciò che intendiamo per essere altruisti. Secondo me, significa dare, donare qualcosa che abbiamo –   quindi privandocene – ad altri, senza però secondi fini o doveri o interessi più o meno indiretti. Pertanto se si fa qualcosa perché fa parte del proprio lavoro o dovere, per i quali si è pagati, questo non sarà di sicuro altruismo. Come, quindi, anche offrire soldi o prestazioni per poi avere qualcosa in cambio, come ad esempio nel caso delle “sponsorizzazioni”, che si fanno per avere in cambio pubblicità o notorietà. E allo stesso modo non vanno considerati come impegni e lavori “altruistici” tutti quelli che poi magari vengono premiati con Nobel, Oscar, Coppe o Medaglie, perché rientrano nelle proprie occupazioni lavorative o meno, o cose del genere. Infine resterebbero quelle azioni che vengono premiate con le  Onorificenze. Ma, anche in questo caso, dovremo fare un distinguo. Se le dette azioni, pur meritorie, rientrano o meno nei propri doveri, magari eseguiti con coraggio,  solerzia, spirito di sacrificio … beh, meritano encomi, ma non si può ancora parlare di “altruismo”. Questo lo possiamo trovare in quei rari casi nei quali un individuo, del tutto al di là dei suoi doveri lavorativi e solo nel proprio tempo libero, dedica energie, impegno, tempo e danaro per fini Sociali, Umanitari, Culturali, ecc. a fin di bene, o a vantaggio di altri, ma senza mai ottenerne un ritorno diretto o indiretto. Sono i casi dei FILANTROPI (persone che si interessano della felicità e del benessere del prossimo, anche attraverso atti di solidarietà.), MECENATI (munifici e generosi protettori di Arti, Artisti e Studiosi) e pochi altri… i quali poi… non vengono mai premiati in alcun modo !!! E questo per tre ragioni :

1) per l’ esiguo numero : sono veramente pochissimi.

2) Danno un certo fastidio a molti… ad esempio a chi fa le stesse cose, magari perfino con meno impegno, ma essendo fortemente retribuiti.

3) Perché – udite, udite ! – non vengono ritenuti meritevoli poiché non creduti o comunque sottovalutati, in quanto… “chi male fa male pensa” e sembra incredibile e impossibile ai più che ci siano persone disposte “a dare del loro” senza ricevere mai nulla in cambio.

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Nani

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"Non c'è niente e nessuno che mi faccia sentire tanto giovane, come un giovane che ragiona già da vecchio".

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